Syngman Rhee

Haeju, 26 marzo 1875 – Honolulu, 19 luglio 1965

Non è l’educazione tradizionale coreana a formare il giovane Rhee, ma quella impartita da missionari statunitensi: l’incontro fatale con la cultura americana s’intreccia a motivi nazionalisti che ne fanno un protagonista dell’opposizione all’egemonia giapponese. Convertitosi al Cristianesimo in prigione e poi laureatosi negli Stati Uniti, Rhee ascende alla presidenza del Governo provvisorio in esilio nel 1919, ma è presto sfiduciato per abuso di potere e cacciato negli States, dove soggiorna fino al 1945, quando MacArthur lo riporta indietro a Seul. Forte dell’appoggio di Washington, nel 1948 Syngman Rhee è eletto primo Presidente della Corea del Sud; la guerra contro il Nord lo vede governare con un pugno dittatoriale e sanguinario che stringerà ancor più nel periodo successivo, quando sfrutterà l’anticomunismo per colpire ogni oppositore e manipolare la costituzione a proprio vantaggio. È un ennesimo broglio, nel 1960, a spingere gli studenti coreani verso quella Rivoluzione d’Aprile che porta Rhee ad un ultimo esilio e la Corea sulla lunga e difficile strada della democrazia.


Parte della serie Autoritari

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