I migliori film del 2019

La top ten delle migliori pellicole uscite quest’anno nelle sale italiane, tra Scorsese, Lanthimos, McKay e Bong Joon-ho

Anche quest'anno la redazione di cinema de L’Eco del Nulla ha qualche consiglio da darvi: non una classifica numerata, ma dieci film che secondo i nostri redattori non dovreste proprio perdervi. Nell’anno delle polemiche per le brevissime uscite in sala, Netflix risponde con la qualità e mette al sicuro in classifica due film: il meraviglioso Storia di un matrimonio e l'enorme The Irishman. Tra i migliori film usciti in Italia nel 2019 i chiacchieratissimi Parasite di Bong Joon-ho, Palma d'oro a Cannes, e Joker di Todd Phillips, Leone d'oro a Venezia, oltre che l'italiano Martin Eden di Pietro Marcello.

Storia di un matrimonio di Noah Baumbach
L’ascesa del giovane regista teatrale Charlie Barber nei colti ambienti newyorkesi si compie di pari passo al declino della relazione con la moglie Nicole, da tempo sua musa e prima attrice del suo spettacolo ormai prossimo a un imminente debutto a Broadway. La vita professionale condivisa con la compagna si è insinuata nei desideri di lei, su tutti l’agognato ritorno a Los Angeles col piccolo Henry, loro figlio. La separazione si consuma così in un duello atroce condotto dai rispettivi avvocati, abili e spietati nel muoversi sul terreno della Legge, in cui i sentimenti lasciano il posto al cinismo più arido.
Il newyorkese Noah Baumbach concepisce un film raffinato e semplice, la cui messa in scena concede assoluta libertà al grido straziante di un amore che si destina alla fine, tra ferite e parole mai dette. La stessa libertà che si respira nella fotografia luminosa di Robbie Ryan (Io, Daniel Blake, La favorita), che apre un varco nel dolore della coppia. Straordinari Adam Driver e Scarlett Johansson.

La favorita di Yorgos Lanthimos
Nella sfarzosa decadenza, cui l’Inghilterra d’inizio Settecento è orgogliosa di dare sfoggio, al trono di Gran Bretagna siede la regina Anna. Le fa seguito a corte la duchessa di Marlborough, Sarah Churchill, amante segreta e consigliera manipolativa. La viscerale relazione fra le due si sgretola all’arrivo a corte di Abigail Hill, cugina di Sarah caduta in disgrazia con cui contenderà ben presto l’influenza sulla regina.
Con stile straniante, ormai sua distinta cifra estetica, il cineasta greco Yorgos Lanthimos trascina lo sguardo dello spettatore in un quadro narrativo distorto e nell’insolenza aristocratica del potere, un potere che dispiega tutta la sua potenza esclusivamente in maniera indiretta. La forza del film è la forza del potere femminile, in un mondo in cui le donne, al contrario degli uomini, non cercano il comando ma la bieca e semplice volontà di potenza, manipolano e cospirano per potersi sentire al sicuro. Premio Oscar, Golden Globe e Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a un’incredibile Olivia Colman nella parte della regina Anna.
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Dolor y Gloria di Pedro Almodóvar

Regista cinematografico dimenticato, Salvador Mallo è rintanato in una profonda crisi fisica e creativa. Di contro a un’anima spenta e a un corpo pieno d’acciacchi, attorno a lui vivono accesi e vivissimi i colori dei suoi abiti, dei quadri pagati a caro prezzo e delle stanze del suo appartamento di Madrid. Soprattutto, i colori dei ricordi dell’infanzia – vissuta negli anni Sessanta a Paterna, un paesino vicino Valencia – che si alternano a giornate stanche, molto spesso trascorse a fumare eroina.
Dopo tre anni di silenzio, Pedro Almodóvar torna sul grande schermo in contemporanea alla partecipazione in concorso al 72° Festival di Cannes e lo fa con un autoritratto sincero e delicato, una vera e propria ode alla settima arte. Per Salvador, come per Pedro, il cinema diventa una via di salvezza a una vita confusa, dolorosa e irregolare, un luogo dignitoso e senza tempo in cui poter raccontare nuovamente se stessi.
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The Irishman di Martin Scorsese

Su richiesta del boss Russell Bufalino l’irlandese Frank Sheeran, veterano riciclatosi sicario della mafia a Filadelfia, diventa guardia del corpo del sindacalista Jimmy Hoffa, specchio di un paese rivoluzionario e corrotto con cui il film attraversa due decenni di storia americana, dagli anni Cinquanta all’ascesa dei Kennedy, l’invasione della baia dei Porci a Cuba fino all’elezione di Nixon e al 1975, raccontati dalla voce di un anziano Frank Sheeran in una casa di riposo dei primi anni Duemila.
Martin Scorsese scrive il capitolo definitivo del mafia movie, tramutando il genere bellicoso da lui stesso consacrato negli anni Novanta in una sua versione senile e asciutta, dove agli assassinî si sostituiscono i gesti, alle scenate le parole sussurrate ad un orecchio. De Niro, Pesci e Pacino, invecchiati e ringiovaniti a piacimento dalla CGI, suonano un’orchestra a cui è difficile rimanere indifferenti.
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Vice – L’uomo nell’ombra di Adam McKay

La vita di Richard “Dick” Cheney, da giovane ubriacone a vicepresidente di George W. Bush e tra gli uomini più influenti del mondo. Lungo i vari passaggi della sua vita di burocrate, una scalata delle gerarchie apparentemente inarrestabile, per una vita di (ser)vizio del potere che piega lentamente la politica ai propri scopi: la nascita di Fox News, il blocco delle politiche ambientali, la vergogna della guerra in Iraq.
Dopo La grande scommessa, che si addentrava nelle maglie della crisi del 2008, Adam McKay torna sul grande schermo per raccontare un’altra storia americana sull’egoismo del potere, raccontata con uno sguardo amaro e l’originale voce narrante di un cittadino americano comune. L’energia incontenibile di una regia sempre in movimento e la potenza del montaggio creativo di Hank Corwin evocano un fantasma dal passato recente, per studiare i semi da cui germoglia l’America di Donald Trump. Un cast straordinario e un Christian Bale colossale, per fisico e interpretazione, nella parte di Cheney.
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Parasite di Bong Joon-ho

Una famiglia povera vive in un seminterrato andando avanti con espedienti e lavoretti saltuari. Quando il figlio maggiore trova lavoro dando ripetizioni alla figlia di una famiglia ricca e si rende conto dell’ingenuità della madre di lei, escogita con i parenti un piano per far assumere tutti e vivere a loro spese: la sorella come insegnante d’arte, il padre come autista, la madre come domestica. Non tutto  la vita da parassiti nella grande casa nella parte alta della città.
Con i toni grotteschi in altalena tra comico e drammatico tipici del cinema sudocoreano, Bong Joon-ho mette in scena con lucidità le feroci disuguaglianze della società capitalista che genera povertà, solitudine e violenza. Scritto e fotografato con pulizia e intelligenza, diretto con un elegante professionismo e qualche eccesso pulp. Palma d’oro a Cannes e grande successo di pubblico e critica in tutto il mondo.
Leggi il nostro approfondimento qui ► Guerra ai parassiti e lotta di classe

Joker di Todd Phillips
Arthur Fleck è un pagliaccio che anima le strade e gli ospedali di una sporca e solitaria Gotham City. La paga è da fame e le frustrazioni sono continue: sul lavoro, dove è costantemente preso in giro da clienti e colleghi, e in casa, dove deve prendersi cura della madre sola e lunatica ossessionata da Thomas Wayne e l’unico sollievo è guardare il suo programma comico preferito. L’ennesima umiliazione lo fa sprofondare nelle sue ossessioni, trasformandolo lentamente nel Joker.
Contro il potere costituito e la società che schiaccia gli individui in difficoltà, un po’ Il cavaliere oscuro un po’ V per Vendetta, Joker racconta una favola nera contro lo stigma della malattia mentale e sulla solitudine dell’uomo comune facendo un passo ulteriore nella svestizione anti-epica del mondo dei supereroi dei fumetti. Phillips costruisce il suo film intorno al corpo di Joaquin Phoenix, fragile e potente, che si divincola e si contorce come una pupa costretta in una crisalide, pronta a far esplodere la sua forza rivoluzionaria. Leone d’oro a Venezia.

Burning – L'amore brucia di Lee Chan-dong
L'aspirante scrittore Jong-su incontra la bellissima Hae-mi, una conoscenza d’infanzia, e i due passano una notte insieme prima che lei parta per l’Africa, chiedendo a Jong-su di prendersi cura del suo gatto. Al suo ritorno, ad accompagnarla c’è Ben, un uomo di successo che apre al triangolo tipico della narrativa di Haruki Murakami, il cui racconto Granai incendiati ha ispirato il film.
Burning inizia come una storia d’amore per poi intavolare un discorso sulle classi sociali; attraverso un’attenta analisi dei comportamenti dei protagonisti Lee Chang-dong coglie con eccezionale manierismo ogni minima disuguaglianza sociale, che innesca conflitti sul piano esteriore e interiore, finendo per generare una rabbia, come suggerisce il titolo, incendiaria. Il regista sudcoreano muove la macchina da presa in modo leggiadro, indagando ambienti cittadini e paesaggi naturali, senza però dimenticare una concezione realistica e attenta al particolare, della società e dei propri personaggi, su tutti Hae-mi, in cui dimora un’insanabile sofferenza e il desiderio di andare verso l’oblio o, come lei stessa dice, «dove finisce il mondo».

Martin Eden di Pietro Marcello
Ai primi del Novecento il marinaio Martin Eden, proletario individualista agli albori della stagione dei grandi movimenti politici collettivi, aspira a diventare uno scrittore. Con il suo bagaglio da autodidatta conquista la giovane Elena Orsini, borghese altolocata, e si innamora in un periodo di conflitto (passato e contemporaneo) tra popolo e elité, tra socialismo e liberalismo, verso il fascismo.
Pietro Marcello, partendo dall’omonimo libro di Jack London a cui il film si ispira, dà forma ad un’opera di spiccata identità. L’uso ossessivo del found footage – suo marchio distintivo sin dai tempi de La bocca del lupo – e una macchina da presa che marca da vicino i due protagonisti rendono il racconto ondivago e ibrido, in una narrazione in cui gli aspetti documentaristici e i tanti filmati d’archivio vivono in simbiosi con quelli di finzione, con grande originalità registica e di messa in scena. Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile al protagonista Luca Marinelli a Venezia 2019.

Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità di Julian Schnabel
Il pittore Vincent Van Gogh si sposta da Parigi alla Provenza, per dipingere ad Arles i campi e i paesaggi pieni di colori per cui sarà celebre. La città e gli abitanti lo rifiutano, prendendolo per pazzo, e in pochi riescono a stargli vicino: Paul Gauguin, prima pittore amico e convivente e poi messo in fuga dai contrasti con Van Gogh, e il fratello Theo, che lo aiuta economicamente e emotivamente fino al tragico finale.
Gli ultimi anni della vita del grande pittore olandese raccontati con lo sguardo policromatico di Julian Schnabel, regista e pittore anch’egli, che rincorre il suo protagonista con la macchina da presa, si muove al ritmo delle sue pennellate e respira con lui, dando forma corporea all’arte e al corpo di Van Gogh. Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Willem Dafoe a Venezia 2018.


Parte della serie I migliori film dell'anno

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