I migliori film del 2017

La top ten delle migliori pellicole uscite quest'anno nelle sale italiane

La classifica dei migliori film usciti in Italia nel 2017 per i redattori de L'Eco del Nulla è arrivata! La nostra top ten, come ogni anno, non è numerata: nessuna classifica, ma un consiglio sui dieci titoli di quest'anno che dovreste assolutamente vedere. Apre Olivier Assayas, con il suo Personal Shopper e chiude il visionario Madre! di Darren Aronofksy, in mezzo premi Oscar, Palme d'Oro a Cannes e film d'autore, con una menzione finale ai migliori film italiani della stagione.

Personal Shopper di Olivier Assayas
Maureen lavora come personal shopper per Kyra, vip e modella insopportabile, ma non è soltanto questo. È una medium, come il suo gemello da poco scomparso e da cui attende un segno che le arriva, forse, per sms. Personal Shopper è un film di spazi vuoti – le sfarzose boutique di Milano, Londra, Parigi e le abitazioni sempre deserte – e di assenze fantasmatiche – il fratello scomparso dalla casa di famiglia, il ragazzo di Maureen dalla stanza che lei abita, Kyra dal suo stesso appartamento. Registicamente realista (come la sua protagonista) nel raccontare con sobrietà le connessioni tra realtà mondane e ultraterrene, Assayas lavora in raffinato equilibrio tra dramma, thriller e horror affidando alla tecnologia il compito di raccontare l’intima solitudine della sua protagonista. Premio alla miglior regia alla 69ª edizione del Festival di Cannes, ex-aequo con Un padre, una figlia di Cristian Mungiu.

Paterson di Jim Jarmusch
Paterson vive a Paterson insieme alla moglie Laura. Di giorno lavora come autista di autobus e di sera porta a spasso Marvin, il cane di sua moglie, e si ferma sempre allo stesso bar per una birra. La sua vita si accende nei quotidiani momenti di tenerezza per Laura e nella sua passione per le poesie, quelle del poeta William Carlos Williams e quelle che scrive lui stesso sul suo prezioso taccuino. Con una solida sceneggiatura di cui è egli stesso autore, Jarmusch struttura il suo film per quadri ripetuti, come i giorni e i gesti sempre uguali della settimana di Paterson, in cui il personaggio di Adam Driver si muove elastico, pronto a irrompere con un cenno o una parola in quello spazio indefinito dove l’ingenuità si fa poesia. Come in una raffinata composizione musicale, le note alte si ritrovano nei silenzi del protagonista. Nel tocco delicato della regia e nell’affettuosa rappresentazione di personaggi singolari, Paterson si accorda con la poetica stonata del Jarmusch migliore.

Manchester By The Sea di Kenneth Lonergan
Lee Chandler, uno straordinario Casey Affleck, è un giovane silenzioso e solitario, la cui vita, immersa in una piatta normalità, viene stravolta dalla notizia della morte del fratello. Kenneth Lonergan, regista e sceneggiatore del film, mette in scena lacrime, liti, recriminazioni ma a grado zero e ad un passo dall’esplosione totale. Manchester by the Sea è un film misurato in cui il dolore è taciuto, nascosto sotto la pelle. La storia emerge un po’ alla volta, in un’alternanza di prima e dopo, e tutto ciò che sembrava narrativamente superfluo alla fine va al suo posto dando forma ad un mosaico perfetto. In Manchester by the Sea non si urla, non si maledice, eppure i personaggi portano addosso sofferenze così profonde da togliere il respiro: non ci sono emozioni esibite, mancano pianti salvifici e proprio per questa loro assenza è un’opera che spezza il cuore. Oscar alla migliore sceneggiatura originale e al miglior attore protagonista per Affleck.

Loveless di Andrei Zvyagintsev
Zhenya e Boris, una giovane coppia prossima al divorzio, litigano ripetutamente per la vendita del loro appartamento, sfogando i loro reciproci rancori legati alla fine del loro rapporto. A pagarne le conseguenze è il figlio dodicenne Alyosha che scompare improvvisamente, inghiottito dal non-amore dei suoi genitori in una città fredda e incolore. Fedele al suo cinema rigoroso, il regista russo – vincitore del Leone d’Oro a Venezia nel 2003 con Il ritorno e premiato per la miglior sceneggiatura a Cannes nel 2014 con Leviathan – utilizza il paesaggio in chiave simbolica, desolato e silente come del resto lo è l’umanità dei personaggi che lo vivono. Ed è lo specchio di una contemporaneità in cui i sentimenti si sgretolano, disperdendosi nella vuotezza del mondo plastificato degli smartphone e dei selfie. Resta il pianto soffocato di un bambino che era già scomparso tra le pareti domestiche. Premio della Giuria alla 70ª edizione del Festival di Cannes.
Zvyagintsev era già stato incluso nella top ten del 2015 con Leviathan ► I migliori film del 2015

Moonlight di Barry Jenkins
Tre atti nella vita di Chiron, afroamericano di Miami, che lotta tra la tossicodipendenza della madre, la povertà e il bullismo che lo accompagnano dall’infanzia all’adolescenza, fin quando in età adulta sceglie la strada criminale. I. Piccolo, II. Chiron, III. Black, un atto per ogni nome e per ogni tempo della storia intima di un emarginato. La regia di Barry Jenkins, autore della sceneggiatura del film, è animata da un dinamismo elettrizzante capace di esaltare se stessa, la straordinaria fotografia di James Laxton e le interpretazioni di un cast in stato di grazia – la madre Naomi Harris, lo spacciatore dal grande cuore di Mahershala Ali, Ashton Sanders e Trevante Rhodes nei panni dello Chiron adolescente e adulto. Moonlight è un film di reietti che sfiora con tocco delicato il tema delle minoranze raccontando il dramma dell’emarginazione di afroamericani, tossicodipendenti e omosessuali attraverso lo sguardo del proprio protagonista. Oscar al miglior film, alla miglior sceneggiatura non originale e al miglior attore non protagonista per Mahershala Ali.

Elle di Paul Verhoeven
Uno stupro inaccettabile e interminabile ai danni di Michèle Leblanc, una meravigliosa Isabelle Huppert che dà corpo ad una donna sovversiva, perversa, seduttiva e grottesca come è Elle, è il motore dell’ultimo film di Paul Verhoeven, tratto dal libro Oh… di Philippe Djian. Il regista porta sul grande schermo un thriller psicologico in cui si celebrano i contrari, in un perfetto equilibrio tra violenza e seduzione, sangue e piacere. Il pericoloso gioco di Michèle si snoda in un tourbillon fatto di brutalità, suspense e malia in cui la donna rompe ogni confine e trasgredisce alle “regole”. Elemento misterioso di un film altrettanto misterioso e sorprendente è proprio lei, vittima (dello stupro) e carnefice (del suo stupratore), che con movenze feline si insinua tra le pieghe di un revenge movie sui generis e negli occhi dello spettatore intrappolato e ammaliato da Elle. Golden Globe per il miglior film straniero e per la migliore attrice protagonista in un film drammatico e Premio César al miglior film e alla migliore attrice protagonista.

Arrival di Denis Villeneuve
Dodici enormi monoliti alieni, sospesi per aria in differenti Paesi, mobilitano le potenze politiche di tutto il mondo. L’esercito degli Stati Uniti decide così d’ingaggiare la linguista Louise Banks e il fisico teorico Ian Donnelly per scoprire quale sia lo scopo degli alieni sulla Terra e se questo possa rivelarsi una minaccia per l’umanità. Nel corso dei suoi incontri, la studiosa scopre che la comprensione del linguaggio alieno le permette di vedere nel futuro. Sfruttando gli spazi che la fantascienza gli apre, Villeneuve eleva le comuni regole del parlarsi a una sorta d’universalità linguistica pura, uno spazio bianco e fumoso in cui capirsi realmente concede il dono, laddove la scienza osserva impotente, di infrangere la manchevolezza della linearità del tempo. In concorso alla 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, otto nomination e un premio al miglior suono agli Oscar 2017.
Leggi l'approfondimento sul film qui ► Arrival - Leggere il tempo

Jackie di Pablo Larraìn
Sono passati pochi giorni dall’assassinio di John Kennedy e una donna, Jackie (una perfetta Natalie Portman) deve fare i conti con una tragedia privata e pubblica. L’immagine dell’uomo ucciso tra le braccia della moglie ritorna lungo tutto Jackie, l’ultima opera di Pablo Larraín. Il regista cilena si incastra lì, in quel momento preciso, e lo dilata a dismisura tra passato e presente, tra fiction e immagini di repertorio. Il film si costruisce su armonie e disarmonie, asprezze e delicate malinconie passando da Dallas al post mortem fino all’intervista rilasciata al giornalista di Life. I giorni seguenti all’assassinio si riflettono su una donna pragmatica e consapevole, sul suo viso contratto, sul suo corpo altezzoso e piegato dagli eventi e, di minuto in minuto, prende corpo una figura femminile imponente, rigorosa, che diventa manifesto del film stesso, di un biopic decostruito dal di dentro. Premio per la migliore sceneggiatura a Noah Oppenheim alla 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Scopri di più sul cinema di Pablo Larraìn qui ► La storia secondo Larraìn

The Square di Ruben Östlund
Christian, direttore di un museo d’arte moderna e contemporanea a Stoccolma, sta per inaugurare una mostra dal titolo The Square quando viene raggirato e derubato in una piazza del centro. Il furto, e la volontà di individuarne a tutti i costi i responsabili per recuperare la refurtiva, lo mette di fronte alla difficoltà di mantenere nelle scelte della propria vita i principi di solidarietà e fratellanza umana promossi dalla mostra di cui è curatore. Ruben Östlund mette in scena le contraddizioni e i drammi della contemporaneità – quella artistica, quella sociale, quella intima – in un equilibrio sottile tra dramma, comico e grottesco, marcando la voragine di disuguaglianze che divide la ricchezza dell’alta borghesia e la povertà dei mendicanti e dei quartieri popolari. La grandezza del film si divide equamente tra l’eleganza della regia, la fotografia di Fredrik Wenzel e le sonorità di Improvisaciò 1 di Bobby McFerrin, etereo tema musicale della pellicola. Palma d’Oro alla 70ª edizione del Festival di Cannes.
Leggi la nostra recensione qui ► The Square

Madre! di Darren Aronofsky
Amato e odiato fin dall’anteprima veneziana, Madre! di Darren Aronofsky – storia di una coppia che vive in una casa in mezzo alla foresta la cui tranquillità viene minata dall’arrivo di uno sconosciuto – è un film che non può lasciare indifferenti tanto ogni sua componente viene estremizzata e tante sono le chiavi di lettura e le possibili interpretazioni. Aronofsky sposta i confini della sospensione dell’incredulità immergendo fino in fondo lo spettatore nei deliri della coppia protagonista e nel potere affabulatorio e ipnotico del cinema, portando alle estreme conseguenze quella che probabilmente è la tematica principale della sua poetica: l’ossessione che macera dall’interno i personaggi aprendo le porte della follia, dell’incubo e della dipendenza e che qui, raccontata in tutte le sue sfumature coincidenti ai vari toni presenti nel film – dall’angoscia al ridicolo passando per il tragico, dalle ossessioni più intime a quelle sociali –, esplode distruggendo ogni forma di verosimiglianza, interna per i protagonisti ed esterna per gli spettatori.

 

Nella nostra nota a margine alcuni dei titoli italiani migliori della stagione: A Ciambra di Jonas Carpignano, Cuori puri di Roberto De Paolis, Sicilian Ghost Story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, I figli della notte di Andrea De Sica, Smetto quando voglio - Masterclass di Sydney Sibilia (leggi qui la nostra intervista al regista insieme a Edoardo De Angelis ► Cinema Talks) e La ragazza nella nebbia dello scrittore Donato Carrisi. Segnaliamo anche Happy End di Michael Haneke e L'altro volto della speranza di Aki Kaurismäki che per pochissimo non sono entrati nella Top Ten.


Parte della serie I migliori film dell'anno

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