Ripartire dalle rovine | Speciale Europee 2019

La crisi greca e il governo di Syriza: conflitti e accordi con l'Unione nella Grecia di Alexis Tsipras

Cinque anni fa, in occasione delle ultime elezioni europee, la Grecia era governata da una coalizione della Nuova Democrazia (ND), membro dell’Epp, e dal Movimento Socialista Panellenico (Pasok) del Pes. La questione in quel periodo, non certo a sorpresa, non era se il MEPs avrebbe rappresentato gli elettori all’interno del Parlamento Europeo, ma se questi si fidassero del governo incombente e di tutto ciò che esso rappresentava.
Nel 2014 le elezioni europee furono un punto di svolta per lo status quo del paese, con la vittoria sulla Nuova Democrazia della coalizione della Sinistra radicale (Syriza) guidata da Alexis Tsipras, e membro della Sinistra Europea, con una differenza di quasi il 4%. L’Europa non fu esattamente una tema centrale nel dibattito, ma i programmi di salvataggio che la Grecia aveva deciso di sottoscrivere sì. E la risposta dei cittadini greci fu piuttosto chiara: non erano affatto d’accordo. L’argomentazione principale di Syriza era che questi, accompagnati da misure di austerity, erano stati imposti al paese da forze esterne con cattive intenzioni, e pertanto, come tali, dovevano essere rifiutati.
 

Nel 2014 le elezioni europee furono un punto di svolta per lo status quo del paese, con la vittoria sulla Nuova Democrazia della coalizione della Sinistra radicale (Syriza) guidata da Alexis Tsipras


Cinque anni dopo, Alexis Tsipras e il suo partito sono al governo. Sono infatti saliti al potere pochi mesi dopo le europee dei 2014, e vi sono rimasti fino ad oggi. Al momento la Nuova Democrazia è in testa, e ci si aspetta che vinca le elezioni di maggio. Politico, basandosi sugli ultimi sondaggi, stima la Nuova Democrazia intorno al 10%, davanti a Syriza. Il Pasok dovrebbe ottenere il 7,4% dei voti e mantenere il supporto degli elettori più fedeli, nonostante le forti pressioni di Syriza, mentre si prevede che il partito di estrema destra Alba Dorata prenda il 7,2%. Dato che le elezioni nazionali si terranno a ottobre al più tardi, i risultati delle due tornate potrebbero produrre risultati molto simili. Un osservatore distratto potrebbe pensare che tutto questo non sia molto diverso da ciò che succede di solito, ma bisognerebbe aver vissuto sotto una roccia per non sapere cosa è successo in Grecia negli ultimi cinque anni.

Il governo di Syriza e il conflitto con l'Europa
Tutta l’Europa aveva gli occhi puntati sulla Grecia quando, nel primo semestre del 2015, il governo di Syriza si è scontrato con i suoi creditori. Le banche del paese furono chiuse dalla sera alla mattina e controlli sul capitale vennero imposti su tutti i conti, misura in auge ancora oggi. Il mondo intero si stupì quando la Grecia diventò il secondo paese della storia a non onorare il suo debito nei confronti dell’Imf nel giugno 2015. Si stabilì e si tenne un referendum in meno di una settimana – sulla bozza di un nuovo bail-out che non venne nemmeno tradotto in greco – e diede vita ad un profondo scetticismo. Qualche giorno dopo il parlamento greco adottò il terzo bail-out (2015-2018), probabilmente il più duro, che non sarebbe stato necessario se il Paese avesse proseguito lungo la strada in cui si trovava nel 2014.
Hanno seguito quattro anni di severa tassazione, il più alto tasso di disoccupazione in Europa, offerte di lavoro solo part-time, controlli sul capitale e fughe di cervelli. Una significativa fetta di popolazione, specialmente appartenente alla classe media, ha visto le proprie condizioni di vita peggiorare in quel periodo: la stessa classe media, spina dorsale di ogni democrazia liberale, ha continuato ad affrontare pressioni che l’hanno portata quasi sull’orlo dell’estinzione. I pochi nuovi lavori disponibili sono principalmente part-time e richiedono basse abilità di base con salari ancora più bassi. Per questo motivo quasi mezzo milione di greci, soprattutto dopo il 2014, hanno abbandonato il paese alla ricerca di un presente e di un futuro migliori all’estero.
 

Il governo di Syriza, dopo la spettacolare negoziazione del 2015, ha deciso di attenersi al bail-out per non entrare di nuovo in conflitto con l’Ue, che si è mostrata molto meno esigente per quanto riguarda le riforme strutturali


Il governo di Syriza, dopo la spettacolare negoziazione del 2015, ha deciso di attenersi al bail-out per non rischiare di entrare di nuovo in conflitto con l’Ue. Questa, dal canto suo, si è mostrata molto meno esigente per quanto riguarda le riforme strutturali, lasciando al governo la possibilità di strutturare la propria politica di tassazione fiscale continuando a seguire condizioni non scritte volte a mantenere basso il deficit e continuare a ripagare i creditori. Questo ha dato modo al governo di implementare le politiche e impiegare decine di migliaia di dipendenti pubblici temporanei, continuando allo stesso tempo ad assumerne di fissi.
L’esorbitante surplus primario di lungo termine, concordato nel contesto del terzo bail-out e oltre ha prosciugato la già arida economia greca. Il governo si è spinto oltre, dimostrando uno zelo senza pari circa la tassazione, andando ben al di là dell’obiettivo di surplus concordato con i creditori. Allo stesso tempo, si è impegnato nel dare sussidi ad hoc a gruppi sociali specifici, come i pensionati, lasciando altri – per esempio i disoccupati – senza. Durante questo periodo, il programma statale di investimento si è ridotto in maniera significativa, mentre i pagamenti dal settore pubblico a quello privato sono stati sistematicamente posposti quanto più possibile.

I cittadini greci e l'Unione Europea
Naturalmente molto è cambiato negli ultimi cinque anni. La Grecia è finita al centro dell’attenzione per i motivi sbagliati, e da quel momento è sempre rimasta una responsabilità per l’Europa. Ha avuto il suo primo governo di sinistra radicale e il suo terzo bail-out, terminato nell’agosto del 2018 senza nessun miglioramento effettivo per la vita dei cittadini. Qualche giorno dopo, nel catastrofico incendio di Mati, a pochi chilometri da Atene, hanno perso la vita più di cento persone, lasciando una profonda ferita nel paese.
Tradizionalmente, i greci sono quasi sempre stati a favore del progetto europeo: è chiaro se si analizzano i vecchi dati degli Eurobarometri, che sono tuttavia stati alterati dalla crisi, durante la quale un significativo numero di cittadini ha cambiato opinione sull’Ue. Nel 2018 le ricerche hanno evidenziato che i greci risultano quelli con minor fiducia nell’Unione Europea, mentre è stata registrata una crescita significativa nell’approvazione da parte dei cittadini di tutti gli altri paesi. Tuttavia il sondaggio dell’autunno 2018 mette in luce una situazione migliore: il 94% dei greci giudica la situazione economica del paese in modo negativo, assicurando alla Grecia il primo posto nell’Ue.

La cauta ripresa e le prospettive della Grecia
L’attitudine generale nei confronti della Grecia è cambiata negli ultimi mesi, soprattutto grazie alle modifiche sul piano politico che ci si aspettano per il paese. Le previsioni vedono la Nuova Democrazia avviarsi alla vittoria delle prossime elezioni nazionali e la creazione di un nuovo governo che spingerà su riforme strutturali e tentativi di attrarre nuovi investimenti stranieri. Anche i mercati sembrano cautamente ottimisti. È importante notare come a inizio febbraio, per la prima volta dal 2010, la Grecia si è impegnata in un bond a 10 anni che è stato ricevuto positivamente dai mercati, con un tasso di interesse del 3,9%. Anche il settore edile e quello abitativo, abbattuti dalla crisi, sembrano sulla buona strada per risollevarsi, così come la borsa di Atene, reduce da numerosi shock a partire dal 2015. Specialmente il settore bancario, finito in rovina nello stesso anno, pare star guadagnando slancio, anche se le stime rimangono prudenti.
 

Dopo le difficoltà del 2015, il settore edile e quello abitativo sembrano sulla buona strada per risollevarsi, così come la borsa di Atene e il settore bancario, che pare star guadagnando slancio, anche se le stime rimangono prudenti


I greci voteranno a maggio, così come il resto degli europei. Molto probabilmente tenderanno ad esprimere la propria preferenza per il partito che vorrebbero vincesse le elezioni nazionali, nonostante si parli di elezioni europee. Non sarebbe il primo caso (e sicuramente non l’ultimo) né un fenomeno unicamente legato alla Grecia, ma questa volta il paese è diverso. La Grecia è legata all’Europa e l’Europa è legata alla Grecia, in maniera eccezionale: ci sono stati sentimenti molto negativi verso l’Europa in questi ultimi cinque anni, e anche se questi sentimenti sembrano star perdendo campo parte della popolazione è ancora scettica. L’Ue si troverà certamente a fronteggiare sfide molto difficili nei cinque anni che verranno. Si prevede che in Grecia i partiti estremisti raccoglieranno un numero di voti non trascurabile, ma la loro influenza per adesso sarà limitata – almeno rispetto ad altri paesi europei. Le forze populiste greche sembrano trovarsi in un vicolo cieco, dal momento che le loro politiche sono state messe alla prova, ma hanno fallito il tentativo di migliorare la vita dei cittadini. Potrebbe essere un momento di svolta per i partiti tradizionalisti e un ritorno dei politici moderati e “mainstream”. Almeno finché il futuro della Grecia nell’Ue resterà una certezza, ovviamente.

Un ringraziamento ad Angelos e Nikos | Traduzione di Francesca Bertocchi
Click here for the English version ► Starting off again from the ruins


Parte della serie Speciale Elezioni Europee 2019

Commenta