Benito Mussolini

Predappio, 29 luglio 1883 – Giulino di Mezzegra, 28 aprile 1945

Quando con Nenni manifesta contro l’impresa libica il giornalista Mussolini – socialista rivoluzionario – è alla vigilia del Congresso di Reggio (1912): qui batte i riformisti e coglie la direzione dell’«Avanti!», ma dal giornale e dal partito lo toglierà l'interventismo. Dopo la guerra riunisce tutti gli antiliberali nei suoi nazionalisti Fasci di combattimento (1919), cui presto cerca una base di massa, e poco più tardi l’appoggio della borghesia medio-piccola, degli industriali e degli agrarii, infine degli apparati dello Stato allorché con la violenza squadrista smantella il potere proletario. Rivestito d’un Partito Nazionale Fascista (1922), Benito Mussolini marciando su Roma conquisterà il governo al re, e col discorso del 3 gennaio 1925 ribadisce la contiguità di movimento e governo: battuta con l’appoggio regio l’opposizione aventiniana e ormai rifatto di fascisti l’intero gabinetto, Mussolini apre il regime. Le “leggi fascistissime” cancelleranno la divisione costituzionale dei poteri in favore d’un loro esercizio illimitato da parte del Duce: intorno a tale figura carismatica, che ritornerà in ogni sistema che al fascismo s’ispiri, la propaganda organizza un consenso cui contribuiscono i Patti Lateranensi (1929) e l’integrazione tra partito, società e Stato cui si mira, tra l’altro, col corporativismo istituzionalizzato. Ma nella guerra d’Etiopia, guerra di prestigio, Mussolini trova l’allontanamento diplomatico dalla «democrazie plutocratiche»; l’avvicinamento alla Germania di Hitler significherà leggi razziali e “guerra parallela” (1940). Sconfitte all’estero e occupazione alleata indurranno Grandi e Bottai a silurare il Duce una notte d’estate 1943; e anche perché sosterrà l’occupante tedesco, che l’ha evacuato dal Gran Sasso, Mussolini non potrà sfuggire alla Resistenza armata, alla fucilazione e, infine, al ludibrio.   

 

Parte della serie Autoritari

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