Crediamo ancora ai fantasmi?

Poltergeist, paranormale e spiritismo in Cacciatori di tenebre, il libro di Ben Machell sulla vita di Tony Cornell

Nel giugno 2004, il Guardian pubblicò un articolo dal titolo What’s happened to weird? in cui l’autore Sean Thomas si domandava per quale motivo, agli albori del ventunesimo secolo, non si parlasse più di fantasmi, poltergeist, mostri di Loch Ness o UFO. Questa riflessione era corredata da una serie di dati. Nel 1933, gli avvistamenti di Nessie, la misteriosa creatura del lago scozzese più famoso al mondo, si aggiravano sui 15-20 l’anno, mentre all’epoca dell’articolo erano crollati a tre nei 18 mesi precedenti. Stesso discorso valeva per gli UFO. Nel 2004 UFO Magazine, la più celebre fanzine britannica di settore, aveva chiuso i battenti, e Bufora, il principale forum inglese per gli osservatori del cielo, ammise che gli avvistamenti erano in «costante declino» dalla fine degli anni ’90, mentre il British Flying Saucer Bureau, ufficio governativo che si occupava di oggetti non identificati, aveva sospeso le sue attività a causa del crollo del numero di segnalazioni, da circa 30 a settimana a quasi zero. Anche le infestazioni di case, scuole abbandonate e vecchi cimiteri non vivevano un periodo migliore. Secondo la Society for Psychical Research (SPR), la più prestigiosa associazione britannica per i fenomeni paranormali, le ricerche nel settore erano crollate. «Prima la società riceveva dalle 60 alle 80 segnalazioni di fantasmi all’anno. Ora non ne riceviamo nessuna. Nessuna. Un calo notevole».

A dirlo era Tony Cornell, allora vicepresidente della SPR, alla cui vita il giornalista del Times Ben Machell dedicherà 21 anni dopo il libro Cacciatori di tenebre. I casi di un detective dell’occulto, pubblicato in Italia da Iperborea nella traduzione di Marcello d’Anna. Il saggio narrativo di Machell potrebbe essere inteso come una lunga e complessa risposta alla domanda che si poneva il Guardian due decadi fa. Il volume è la biografia della vita di Tony Cornell, ma non solo. Attraverso i casi che il parapsicologo ha affrontato nel corso della sua carriera, Machell racconta il periodo d’oro della ricerca sui fenomeni paranormali, le scuole di pensiero che si sono avvicendate nel corso degli anni fino ad arrivare al suo più recente declino. La Society for Psychical Research, fondata a Londra nel 1882 e ancora in funzione, ha indagato il paranormale in un’epoca in cui le credenze esoteriche, in particolare lo spiritismo (sedute occulte, chiaroveggenza, scrittura automatica) erano molto più diffuse rispetto ad oggi. Nata durante le tensioni vittoriane tra scienza e religione, la Società contava tra i propri membri due primi ministri britannici come Balfour e Gladstone e autori della caratura di Arthur Conan Doyle, Lewis Carroll e Mark Twain.
 

In un periodo di grandi battaglie ideologiche, lo spiritismo si poneva al centro di due estremi – la conoscenza razionale e quella teologica – e per questo veniva disprezzato da entrambe le parti. Poco rigoroso per la scienza, sacrilego per la religione (avere poteri ultraterreni non rientrava nei piani di Dio), lo spiritismo è stato il precursore di tutta una serie di fenomeni – percezioni extrasensoriali, infestazioni, poltergeist, fenomeni telepatici e psicocinetici – che sono stati l’ossessione dei parapsicologi della SPR per oltre un secolo e hanno fatto la fortuna di buona parte della filmografia dell’orrore più di successo, da Carrie a Poltergeist fino ai più recenti The Conjuring, Ouija, Host e Talk to me. E dagli anni ’50 fino ai primi anni 2000 quegli stessi fenomeni sono stati un’ossessione anche per Tony Cornell, uno dei personaggi di punta del gruppo.

 

Lorraine Warren, interpretata da Vera Farmiga, in L'evocazione - The Conjuring (2013) di James Wan


Tra i ricercatori della SPR, Cornell è un po’ una mosca bianca. La società si divideva tra credenti convinti e scettici dichiarati. I primi, in numero maggiore, vedevano solo ciò che volevano vedere, provando a giustificare attraverso risposte sommarie il tempo dedicato a indagini spesso fallimentari. I secondi, invece, facevano del cinismo la loro bandiera, trincerandosi dietro gelide alzate di sopracciglia pur di non passare per creduloni. Cornell non scelse nessuna delle due strade, rimanendo dubbioso ma allo stesso tempo aperto a qualsiasi possibilità, fondando di fatto la figura del parapsicologo moderno, portatore sano del paradosso del nuovo detective dell’occulto.

 

Questa è la più grande ironia intrinseca nella parapsicologia. Un investigatore rigoroso passerà gran parte della sua carriera a dimostrare che fantasmi e spiriti non sono responsabili delle cose spaventose che si aggirano nella notte.

 

Ma sempre confidando che queste «cose spaventose» possano, un giorno, verificarsi. L’obiettivo per Cornell e compagni era spiegare ogni evento per trovare l’unico evento che non si potesse spiegare. Non è un caso, quindi, che il primo incontro di un Cornell quattordicenne con l’occulto sia stato una truffa, ordita da lui stesso. Siamo sotto Natale, è il 1937: un gruppo di fedeli che passa di casa in casa intona Silent Night sotto la porta di un’abitazione. Nel mezzo dell’esibizione si sente un clangore metallico provenire dal piano superiore e, alzando gli occhi, i cantori vedono un lenzuolo bianco fluttuante con due occhi brillanti sbucare dalla finestra. Il gruppo fugge di corsa, ma se si fosse fermato qualche secondo in più avrebbe trovato un ragazzino che se la rideva, fiero della sua bravata. Cornell aveva costruito un fantasma fittizio con un lenzuolo, una corda per farlo muovere, dei barattoli tintinnanti e una lampadina inserita nella testa di legno che si poteva accendere a distanza con un interruttore. Questo evento contiene come un diorama tutta la vita di Cornell.
 

Il giovane Tony non crede nei poltergeist o negli spiriti o nelle cose spaventose che si aggirano per la notte. Ma il rapporto delle persone con il soprannaturale lo affascina, anche se non se ne rende del tutto conto.


La vita di Cornell, ci racconta Machell, è all’insegna della doppiezza. Da un lato rispettato borghese, consigliere comunale a Cambridge e padre di famiglia perlopiù assente, dall’altro indagatore di eventi paranormali, spia dell’M16 in Unione Sovietica ed ex militare nel Golfo del Bengala, dove fece il primo incontro con uno dei (pochi) eventi inspiegabili della sua vita. Ad attraversare questi anni una sequela invidiabile di fenomeni paranormali, descritti nitidamente dall’autore attraverso appunti, articoli, interviste: un pescatore sbranato ogni notte da un cane invisibile; una villetta a schiera infestata dalla silhouette spettrale di un bambino; un’abitazione in cui si formano pozze d’acqua che levitano a qualche centimetro da terra, «come se la casa stesse sudando in preda alla febbre». Machell si lascia andare solo saltuariamente a similitudini così efficaci (ne avremmo volute di più), mentre predilige la prosa giornalistica, rigorosa ma non fredda, concedendosi a più riprese uno sguardo ravvicinato sulla psiche delle vittime dei fenomeni paranormali, riportando gli avvenimenti per come sono accaduti e dando loro la rilevanza che meritano. Non è un caso che Machell apra il libro con la descrizione di tre eventi soprannaturali, senza preamboli o introduzioni di sorta. Non si tratta solo di un trucco stilistico, un sistema per attirare l’attenzione dei lettori, ma di una dichiarazione d’intenti: potete scegliere se crederci o no, ma queste cose, in un tempo abbastanza remoto, per alcune persone sono successe davvero.

 

le persone, pur di fuggire dalla realtà, si inventano di tutto, e sta al parapsicologo capire perché

 

Attraverso le numerose indagini e l’esperienza sul campo, ci racconta Machell, Cornell ha sviluppato una teoria che lo renderà inviso a molti membri della SPR: all’origine di questi eventi, nella maggioranza dei casi, non ci sono fantasmi ma traumi – un lutto improvviso, un’atmosfera casalinga di grande tensione, la perdita del lavoro o la depressione. Per Cornell le persone, pur di fuggire dalla realtà, si inventano di tutto, e sta al parapsicologo capire perché. Da lì il lavoro di ascolto, dialogo, comprensione, che rende Cornell e colleghi più simili ad assistenti sociali che a veri e propri detective dell’occulto.
 


“A man suffering from depressed spirits (hypochondria), being tormented by doleful spectres”.
Incisione a colori di T. Rowlandson su disegno di J. Dunthorn, 1788 (Wellcome Collection, dominio pubblico)

 

Cacciatori di tenebre allarga anche lo sguardo, fedele a una prospettiva biografica e allo stesso tempo storica, riportando alcuni eventi di grande risonanza che hanno consegnato la parapsicologia alla cultura di massa. Dall’esplosione dei fenomeni psichici negli anni ’60 che portò Unione Sovietica e Stati Uniti a darsi battaglia a suon di esperimenti per dominare psicocinesi e telecinesi al caso Enfield, la madre di tutte le case infestate, che tra il 1977 e il 1978 attirò l’attenzione di televisioni, radio, giornali, e in seguito fece nascere un profluvio di libri, film e documentari (Cornell, fedele al suo approccio rigoroso, lo liquidò come una bufala), fino ad arrivare al tramonto dello spiritismo, che coincide con la morte per malattia di Cornell stesso. E dopo, cioè oggi, cosa succede?

La questione non è così peregrina come si possa pensare. Ci ritroviamo in un’epoca altamente tecnologizzata, dove Alexa ha assunto le veci e le voci degli spiriti, i dialoghi con i morti si possono simulare tramite ChatGPT, l’inconscio ha preso residenza nei centri commerciali del Mall World e i robot prendono vita come se fossero posseduti. Lo sviluppo tecnologico sembra aver inglobato (e oscurato) tutto l’orizzonte del possibile, un aspetto che ha non solo condannato all’oblio alcune pratiche spiritistiche del Novecento ma anche una certa fantascienza distopica alla Black Mirror, troppo vicina al presente per rappresentare un futuro credibile.

L'endoscheletro T1000 in Terminator 2 - Il giorno del giudizio (1991) di James Cameron
 

Nell’intervista rilasciata al Guardian nel 2004, anche Cornell si poneva queste domande, solo che non aveva come noi il privilegio di poter testare la validità delle sue risposte. Il parapsicologo ipotizzava che la diffusione dilagante dei cellulari stesse spaventando i fantasmi, e dal momento che «gli esseri umani ora occupano tutto lo spettro elettromagnetico» la presenza degli spettri soffriva di notevoli «interferenze». Ma aggiunse anche che il calo delle apparizioni poteva essere dovuto semplicemente al fatto che «le persone non hanno più tempo per vedere i fantasmi», troppo prese da computer e internet (e al tempo i social erano un miraggio) per sperimentare dei fenomeni autentici. Per Machell, invece, non è così.
 

Cornell si sbagliava. I telefoni cellulari, internet, la tecnologia moderna che sono sempre più parte delle nostre vite… queste cose non hanno determinato una minore incidenza di incontri con il soprannaturale rispetto a prima. Piuttosto, hanno permesso alle persone di condividere, descrivere e indagare le loro esperienze del soprannaturale senza più bisogno dell’intervento di intermediari che agiscono per conto di un’istituzione vittoriana come la SPR. Oggi, il mondo non è meno infestato di prima. È solo che l’indagine sui fenomeni spontanei ora, in gran parte, è condotta da gruppi o individui che operano in modo indipendente e condividono le loro indagini online con un pubblico vasto e smanioso.


Machell si riferisce in questo passaggio ai novelli detective dell’occulto che impazzano su YouTube, come Sam Golbach e Colby Brock, che sul loro canale contano oltre 13 milioni di iscritti e i cui video raggiungono i 2 miliardi di visualizzazioni. Questi indagatori di spettri non dimostrano però la rigorosità scientifica di Cornell, per il semplice fatto che smentire un evento paranormale porterebbe meno click rispetto a convincere il pubblico della sua autenticità. Non si tratta più solo di indagare, quindi, ma di creare contenuti. Le persone coinvolte nei fenomeni spontanei finiscono per diventare oggetti di scena, piuttosto che soggetti le cui esperienze meriterebbero un approfondimento più complesso, e più cauto.


“Je vis dessus le contour vaporeux d'une forme humaine”. Incisione di Odilon Redon
per la traduzione francese de
La casa stregata di Edward Bulwer-Lytton (1896). BnF/Gallica

 

Il libro compie in questo modo una sorta di salto e giustifica, a ritroso, tutta la sua ricerca. Questa biografia è riuscita anche perché si muove su tre livelli. La vita del soggetto biografato. Il contesto storico in cui quella vita si è svolta. Ma anche la cornice in cui quel libro viene scritto, che collima con le ragioni per cui l’autore ha deciso di scriverlo. Machell, in maniera abbastanza fiacca, prova a individuare nei primi capitoli questa sorgente, riportando la storia di una sfera di cristallo che la nonna, in punto di morte, gli avrebbe lasciato in eredità, e che secondo la sua personale mitologia familiare sarebbe appartenuta a una zia sensitiva. Il gancio non convince per due ragioni: innanzitutto l’episodio non ritorna praticamente più, se non per qualche riferimento sparuto; poi, l’interesse di Machell per la materia non è privato, e a tratti nemmeno biografico, bensì storico. Si parla di un arco temporale di 140 anni che va ben oltre Cornell e la sua contemporaneità – non è un caso che il titolo originale del volume sia un evocativo e impersonale Chasing the Dark: Encounters with the supernatural, mentre nella traduzione italiana si parla di «cacciatori» e non di uno soltanto. L’aneddoto familiare della sfera di cristallo, in questo senso, appare abbastanza pretestuoso, un espediente debole per motivare qualcosa che non aveva bisogno di giustificazioni.

Le presenze spettrali non hanno esaurito la loro linfa vitale, così come non lo hanno fatto gli avvistamenti UFO o dei vari mostri di Loch Ness. È semplicemente cambiato il contesto

Il libro di Machell segnala il passaggio da un’epoca a un’altra, e nel farlo funziona come uno specchio catapultato dal passato, che tramite il riflesso delle esperienze paranormali di Tony Cornell mette in luce le nostre. Le presenze spettrali non hanno esaurito la loro linfa vitale, così come non lo hanno fatto gli avvistamenti UFO o dei vari mostri di Loch Ness. È semplicemente cambiato il contesto. Basti pensare a due uscite dell’anno appena trascorso, una sul fronte letterario e l’altra su quello cinematografico. La brillante raccolta di racconti horror Un luogo soleggiato per gente ombrosa di Mariana Enríquez raccoglie una serie di storie spettrali, metamorfiche, piene di maledizioni che fanno un saggio e sottile uso del brodo tecnologico in cui siamo immersi (nel brano che apre il libro, I miei tristi morti, tre adolescenti assassinate per errore durante una sparatoria scoprono di essere dei fantasmi scattandosi un selfie). In Bugonia, la dark comedy firmata da Yorgos Lanthimos, remake di Save the Green Planet! del regista sudcoreano Jang Joon-hwan, gli alieni esistono, solo che hanno preso le sembianze della CEO di un’azienda farmaceutica, il cui complotto viene scoperto da un paranoico frequentatore delle comunità di internet. Alla domanda che si poneva il Guardian 20 anni fa, What’s happened to weird?, una risposta, quindi, pare che possiamo darla: si è trasferito online.


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