Tra allucinazione e realtà

La recensione di Genesi 3.0 di Angelo Calvisi, uscito per la collana 'iena' di Neo Edizioni

Simon, un ragazzo, e il Polacco, un uomo di mezza età, abitano in una palazzina ai margini del bosco. Il Polacco deve il suo nome a una guerra combattuta molto tempo prima e tratta Simon a volte come un figlio, a volte come una bestia, avendo cura di lui e maltrattandolo a giorni alterni. Simon e il Polacco sono i protagonisti di Genesi 3.0 (NEO Edizioni) e Angelo Calvisi è l’autore che racconta questa storia, sempre in bilico tra allucinazione e realtà, o meglio, immersa in una realtà del tutto allucinata. La voce che inizia e porta avanti il racconto è quella di Simon, che espone le sue avventure in prima persona con una percezione evidentemente distorta. Il Polacco invece non appare mai per più di una scena e la sua presenza è sempre un’irruzione, visto il suo comportamento sempre imprevedibile che passa da un estremo a un altro, con espressioni sempre brusche, qualsiasi sia il concetto che esprime.

Simon sembra saper parlare con gli animali del bosco, ma il suo non è certo lo spirito di un novello San Francesco e le sue allucinazioni si accompagnano ad atti di zoofilia con la gallina Mitropa. Nel bosco inoltre raccoglie erbe di tutti i tipi, di cui ha imparato le presunte qualità sotto la guida del Polacco.
 

Devi saper riconoscere le risorse del bosco, diceva quando era in buona e […] mi guidava tra i sentieri alla ricerca della bacca di Bibenna, nota tra i camminatori che vogliono farsi scoppiare le vesciche, e della Pronotaura, un’erbetta variopinta apprezzata dai violinisti per la capacità di allungare le dita delle mani […] Sono un consumatore abituale di Pronotaura, ho abusato per anni di ogni portentoso vegetale che cresce tra queste fronde e l’unico beneficio che ne ho tratto è l’espressione da deficiente che mi trovo costantemente dipinta sul muso.


Un giorno i due ricevono una visita: un gruppo di militari piomba in casa loro e richiama il Polacco nella Capitale, dove sono richieste le sue doti. Simon lo segue, ma senza mai riuscire ad ambientarsi nella grande città. Una sera si imbatte in un camminamento da cui si vedono i quartieri degli “Altri” e rimane totalmente affascinato dalla scoperta. Interessarsi agli Altri però è un reato e Simon per punizione viene mandato a vivere in mezzo a loro con una nuova identità.
 

«Siediti» ha detto passandomi una sedia a rotelle. Io ho guardato la cinta muraria. Mi chiedevo se da lassù le sentinelle ci stessero guardando. […] «Adesso sei un paralitico, non te lo scordare». L’ho guardato come si guarda un istrice che ti spiega Platone. «Che significa?» Il vecchio ha tirato fuori dalla tasca del cappotto una busta gialla. Dentro c’era un tesserino di riconoscimento con una mia foto mentre dormivo, oppure da morto. Nella riga dei segni particolari c’era scritto “non deambulante”, così, tra virgolette. «è quello che succede a chi non confessa». «Ma io non ho niente da confessare». «Siete tutti uguali. Negate sempre, negate tutto», ha detto il vecchio, poi ha aggiunto: «Ora andiamo, dobbiamo trovarti una sistemazione».


Anche tra gli Altri Simon si sente fuori posto, ignaro di quel che gli accade intorno e incapace di capire i discorsi della gente. Infine deciderà di “confessare”, ma non perché sia convinto davvero della sua colpa, solo perché intuisce che è quello ormai il ruolo a cui la società lo ha costretto. Questa sua scelta è il turning point della storia: da qui inizia il suo viaggio per prendere il posto del potere da cui finora era stato oppresso. Per farlo dovrà affrontare militari deliranti, suore armate di purganti, un ospedale in cui si effettuano insensate pratiche mediche, gli orrori della burocrazia e la serie costante di visioni e allucinazioni che sembrano circondarlo come un’aura. La sua impresa però potrebbe non finire bene, perché la sua realtà non è mai stata prevedibile e non si capisce perché la logica dovrebbe tornare proprio all’ultimo momento…

Genesi 3.0 è un po’ come un Sentiero dei nidi di ragno in salsa LSD. Simon ha infatti dei tratti in comune con Pin, il ragazzino ideato da Calvino. Come Pin si trovava in mezzo alla guerra partigiana senza riuscire a capirla, così Simon si trova in balìa dei rivolgimenti della realtà, senza un orizzonte di senso logico a cui appigliarsi. Il suo sguardo non scafato e il suo atteggiamento ingenuo evidenziano le contraddizioni della società, ma vanno anche oltre, a percepire mondi irreali. Per questo i suoi gesti di rivalsa non possono che essere allucinati, esagerati. Genesi 3.0 non ha quell’eccesso di retorica, per quanto ottima, che poteva essere imputato al Calvino giovanile con il capitolo del commissario Kim; Calvisi non vede nel suo mondo alcuna possibilità di redenzione, di governare gli eventi, al massimo ci si può rassegnare ad assecondarne il flusso. L’ambientazione surreale diventa quindi metafora: l’autore sembra dirci che non c’è un ordine a cui tornare, non esistono azioni che rovescino il sistema, perché il rovescio di una disuguaglianza produce soltanto una disuguaglianza di senso opposto. E sembra ammonirci: non si può cambiare il mondo con i gesti estremi, perché qualsiasi atto violento non servirà a costruire un mondo giusto, ma un mondo storto.
 

L’ambientazione surreale diventa quindi metafora: l’autore sembra dirci che non c’è un ordine a cui tornare, non esistono azioni che rovescino il sistema


Lo stile del romanzo è semplice in quanto a sintassi, ma non per questo povero di metafore interessanti, che spuntano fuori quando e dove meno ce le si aspetta, cioè nei pensieri di un ragazzo senza cultura come Simon. Gli scenari in cui lui si trova invece non sono sempre così convincenti. Alcuni infatti sembrano rimandare così direttamente ad autori come Kafka o Terry Gilliam (questo forse a prescindere dalle intenzioni dell’autore) che il gioco intertestuale prende il posto della narrazione e dal confronto con i suoi ispiratori Calvisi esce un po’ sminuito. Non che non sia ammesso il rimando, però la riproposizione di certe meccaniche fa gridare subito alla copia e toglie linfa allo spirito creativo dell’autore; linfa che invece brilla quando l’autore si mantiene nel suo campo. Genesi 3.0 insomma è un libro sì, pieno di visioni, ma sembra che abbia una “visione” generale poco chiara. Adatto a chi ama essere sballottato dalle storie, un po’ meno a chi cerca nel romanzo un’indicazione semplice e limpida su come leggere il nostro presente.

Mattia Rutilensi


Commenta