Ritorno a Castel Volturno

I luoghi del cinema di Edoardo De Angelis, autore di Indivisibili e in uscita con Il vizio della speranza

Per alcuni registi i luoghi e le geografie sono soltanto ambiente per le loro storie, un paesaggio come un altro che fa da sfondo ai protagonisti. Per altri invece ha un ruolo comprimario, il vero fulcro del racconto dal quale tutto prende forma. Il regista campano Edoardo De Angelis è uno di questi e in tutti suoi film è evidente come tra i luoghi in cui decide di ambientare la storia...

Michael Haneke's Video

Videocamere, smartphone e video dentro al video nel cinema crudo e spietato del regista austriaco

Ci sono registi che raccontano filmando ogni dettaglio e cercando di presentare allo spettatore storie limpide, senza lasciare interrogativi ma suggerendo risposte, storie dove ci sono buoni e cattivi e il bene ha sempre la meglio sul male. Al contrario c’è chi vede nel cinema, e nella macchina da presa, un occhio comune capace di osservare e interrogarsi, non uno strumento finalizzato...

Florida Project, il posto più felice sulla terra

Sul film di Sean Baker tra infanzia, violenza e mortificazione del sogno americano

Gli Stati Uniti d’America, il paese dei miracoli, la nazione in cui fidandoci delle nostre intuizioni e avendo il coraggio di rischiare i nostri sogni possono prendere vita. La terra dove – usando le parole del filosofo e poeta Ralph Waldo Emerson – «l’unico peccato è porsi dei limiti» e nella quale qualsiasi cittadino, con impegno e sacrificio, può...

Sguardi spezzati: Malick e Picasso

Frammentazione di storie e di sguardi tra il cinema di Terrence Malick e la pittura di Picasso

Riuscire a classificare il lavoro di un artista è sempre un compito arduo, quando però si tratta di Terrence Malick l’impresa si fa ancora più difficoltosa. Un regista sfuggente dalla personalità indefinibile, su cui si hanno notizie pressoché inesistenti, come inesistenti sono le interviste e le dichiarazioni rilasciate. Ma la cosa ancora più enigmatica...

Gli Avengers di borgata

La lotta sociale del supereroe italiano dal ragazzo invisibile a Lo chiamavano Jeeg Robot

Chissà cosa risponderebbe il critico francese André Bazin, fondatore dei Cahiers du cinéma, se gli domandassimo quale è il genere americano per eccellenza del 21esimo secolo? Osservando i box office e la classifica dei film con maggior incassi della storia, risulta evidente come da ormai diversi anni la faccia da padrone un solo genere: i supereroi. Certo Bazin non si sarebbe...

La storia secondo Larraìn

Il cinema di Pablo Larraìn e la rilettura di Neruda e Jackie Kennedy tra realtà e immaginazione

Nel 1915 David Wark Griffith, dopo la realizzazione di Nascita di una nazione, era convinto che nel tempo i libri di storia sarebbero stati sostituiti dai film. La profezia del regista americano può considerarsi realizzata a metà, infatti – come scrive lo storico Carlo Felice Casula – non si può negare che il cinema «con la sua straordinaria capacità evocativa...

Guardare oltre il visibile

Il cinema fuori dallo schermo secondo Abbas Kiarostami, Jafar Panahi e Steven Knight

Quando il 6 ottobre del 1927 venne proiettato il primo film sonoro, Il cantante di jazz di Alan Crosland, ebbe inizio una rivoluzione che dette nuova vita all’arte cinematografica. Con la fine del cinema muto si perse l’attitudine a raccontare tramite immagini, con la conseguente perdita di stile e indebolimento semiotico. Alfred Hitchcock definiva il cinema muto come la forma più...

La società dei robot

Siamo uomini o automi? L'evoluzione dei robot nel cinema da Metropolis a Blade Runner 2049

Il cinema fantascientifico non è un genere come gli altri, spesso è stato luogo narrativo nel quale dare sfogo a fantasie, paure e timori, descritto da Stuart Kaminsky come «un inquietante sogno premonitore» che in un contesto di futuribilità ci avverte che tutto può accadere. Questo genere, a differenza degli altri, non circoscrive le proprie tematiche, ma...

Il magico mondo di Kaurismäki

Il viaggio del regista finlandese tra sfortunati e perdenti, da Nuvole in viaggio a L'altro volto della speranza

«Lucchetti e catenacci non possono certo domare o indebolire le forze che causano l’emigrazione; possono contribuire a occultare i problemi alla vista e alla mente, ma non a farli scomparire». Si esprimeva così il sociologo ebreo di origine polacche Zygmunt Bauman, scomparso nel gennaio 2017, nel suo libro La società sotto assedio. Le parole di Bauman riassumono perfettamente...