Tragica

Sinfonia per Sordi – Allegro, ma non troppo

The sun now rose upon the right:
Out of the sea came he.
Still hid in mist, and on the left
Went down into the sea


Occhio per occhio, disse Omero a Edipo. Non solo l’amore è cieco, anche la rabbia. La rabbia di chi urla per urlare. La rabbia di chi colpisce per zittire. La rabbia che esilia il fratello, trafigge il cuore e gronda del suo stesso sangue. E i lividi si estendono sul corpo martoriato. Lo sguardo vuoto di chi si vede abbattuto dalla propria furia. Un’idea, un colore, l’arroganza che cancella la speranza. La forza della ragione muta nella ragione per forza. Silenzio di violenza. La potenza che decreta la sentenza, e tutti l’ascoltano. Nella foga del processo ci si sfoga nell’eccesso, si affoga nel vino. L’ebbrezza del cretino, colpevole ad ogni costo. E io pago. Non pago della giustizia, non pago la giustizia del giustiziere. La giustizia del giusto, la giustizia privata, provata dal furioso dal cieco dal demente dal potente. Non pago la giustizia appagata dalla propria stoltezza, dal non vedere, pagata per non vedere. Traditrice per trenta denari! Schiava! Serva della gleba, vassalla della ricchezza. Corrotta, sporca, meretrice e puttaniera. Di notte ai bordi delle strade in cerca di un foro dove sputare giudizi, venire in mente. Eiaculazioni precoci di falsità scottanti declamate dinanzi a una folla di sudditi eccitati. Mani innalzate a cieli silenti, preghiere rivolte a vuoti potenti rapaci di gioie incapaci. Iene voraci affamate d’infami abbattono i rami dei propri alberi per farne ricrescere più prolifici le foglie. E abbatterli di nuovo. A terra esanimi ne divorano le verdi carcasse, ne succhiano la linfa fino a seccarle. Morti da tempo si cibano dei piccoli vivi, sperando di prolungare la propria agonia. Vampiri di vita. Tristi maschere di commedia, tragedia dell’uomo. Assassino del diverso, carnefice di se stesso. Omicida per diletto, essere vivente per difetto. Suicida perfetto. Intimidito dai suoi simili, spaventato dai diversi. L’uomo non è uomo se divide in ricchi e umili. L’uomo non è uomo se divide in razze e sessi. Non è migliore per lo sfarzo, per la fastosità. È migliore per l’onestà, l’uomo vero. Non è terrorizzato dal colore. Non vive in bianco e nero. Il lusso lo rende povero, l’umiltà lo rende ricco. L’amore lo rende nobile, l’odio lo manda a picco. La frustrazione lo corrode, ne spezza la grandezza. Gli artigli fitti e inesorabili del rancore ne sfregiano la bellezza. Il disprezzo, l’intolleranza, l’ostilità, il risentimento, l’astio, il livore. Quante parole per descrivere il dolore. Sofferenza di una ferita da sempre aperta. Battaglia campale in terra deserta. Arido non essere, troppo pavido per essere se stesso. Timoroso di Dio ma atterrito dall’Io inghiottito nella massa. Umanità disumana. Puttana sterile ingravidata dai suoi falli. Smarrita la virtù, gravida di vizi e di futili divizie. Capeggiata da capi decapitati della testa. Non pensanti. Pesanti riflettono noi stessi, specchi di un’esistenza votata all’indecenza. Sopravvivenza eletta in esistenza. Il profumo dell’essenza divorato dal fetore del decesso, stordito dai fumi dello spirito e dall’odore del sesso. Rapporto svilito del rapporto, nell’unione distante perde l’unione d’istante. Dipendenza e obbligo immorale con scadenza. Nei recinti del dovere l’atto esige il sacrificio giovanile, inconsapevole dell’artificio riprovevole cui è costretto per monile. Forzato alla prigione dalla libertà di non sprecare un’occasione. Animale domestico dell’abitudine, dimentico della chiave della cella dove si è rinchiuso, si ribella al suo riflesso piangendo lacrime di sconfitta. Gocce sull’erba verde. La testa a terra, da maiale. Fitta la trama della delusione fatale, falsa impotenza, autodistruzione in potenza. Pellicola di annientamento a niente spinto dal timido fuoco quasi spento, annegato nella sabbia. Eppur si muove. Una fiamma di virtù alimenta le ceneri della fenice rinascente, l’uomo vivente. Alto bello fiero, d’ingegno di valori di pensiero. Genio ribelle, infiamma d’ideali. Lo sguardo alle stelle, infuocate le ali. E arde. E avvampa. E vola. E poco dopo è cenere ancora. Sporca, sudicia, maleodorante. L’altezza l’ha reso pesante, sul corpo i segni di bruciante disfatta. Ustioni di un fuoco malsano. Al volo tremenda barriera. L’ira sfrigola sulla nuda schiena e recide le ali di cera. La rabbia l’ha preso, la rabbia che acceca. La vede in se stesso a fatica. Male grave, epidemia collettiva. Geme nell’occhio la trave. La folla non mente: il folle è nella sua mente. Un grido si sente e il suo eco. L’amore non è cieco, apri gli occhi. Il sangue del nemico è il sangue del fratello. È il tuo. Occhio per occhio, disse Edipo ad Omero.
 

The Sun came upon the left,
Out of the sea came he!
And the shone bright, and on the right
Went down into the sea


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