Maximilien de Robespierre

Arras, 6 maggio 1758 – Parigi, 28 luglio 1794

Nel 1789 l'avvocato Maximilien de Robespierre va agli Stati Generali per rappresentare soprattutto le ombre della Rivoluzione che ne verrà. Democratico intransigente, nella Costituente ottiene l’ammirazione popolare e ascende tra i giacobini fino a diventarne presidente (1790) per far guerra, specie dopo Varennes, ai presunti nemici della rivoluzione: contro i girondini di Brissot, rei d’un bellicismo che può coalizzare lo straniero e d’un moderatismo ambiguo verso la monarchia, Robesperre imperversa oltre la guerra all’Austria (1792), l’insediamento della Convenzione (dove domina i Montagnardi) e l’esecuzione di Luigi, fino al coup d’état (1793) che porterà al predominio del Comitato di Salute Pubblica, da lui animato con Saint-Just e Couthon. Così, accantonato il disegno d’una nuova Costituzione, attiva la durissima pratica di governo che sarà a lungo il Terrore dell’Europa: schiacciati realisti e girondini, per mezzo del Tribunale Rivoluzionario Robespierre sacrifica alla sinistra Danton, mentre alla scristianizzazione di Hébert (ghigliottinato) preferisce piuttosto, per mantenere il controllo sociale garantito dalla religione, il culto laico dell’Essere Supremo. Sono tali sanguinari eccessi, uniti al dirigismo economico e al calo della minaccia esterna, a saldargli contro varie componenti della Convenzione: arrestato il 9 termidoro 1794, dopo una fuga e un maldestro tentativo di suicidio, Robespierre sale alla ghigliottina.          

 

Parte della serie Autoritari

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