Chiang Kai-shek

Provincia di Chekiang, 31 ottobre 1887 – Taipei, 5 aprile 1975

Conquistato da compatrioti residenti a Tokyo, durante l’addestramento militare in Giappone (1907-11), al repubblicanesimo rivoluzionario da opporre alla dinastia Manciù, Chiang Kai-shek trova nel padre del nazionalista Kuomintang, Sun Yat-sen, l’origine d’un potere da sanzionare riunificando la Cina, caduta con Yuan Shikai nelle mani di signori della guerra (1916) che Chiang riesce a neutralizzare. Ma s’aliena l’essenziale appoggio militare sovietico trasformando in conflitto aperto (1927) le tensioni coi comunisti, per annientarli oppone scarsa resistenza ai giapponesi in Manciuria (1931) e, costretto alla conciliazione (1936) contro l’invasore sceso in Cina (1937), conserva il potenziale bellico fornito da Washington alla guerra civile che al crollo del Giappone (1945) riapre, ma che vinceranno (1949) comunisti temprati da anni di lotta e sostenuti da masse contadine che Kai-shek ha trascurato, rivelandosi ripiegato su un conservatorismo indulgente con la corruzione se leale, e incapace di adattarsi a contesti in rapida evoluzione politica. Persa così la Cina, insidia e irrita il vecchio nemico da autoritario modernizzatore di Taiwan, protetto e nutrito da quegli Stati Uniti che gli conservano il veto all’Onu ma che, morto lui e Mao (1976), metteranno temporaneamente in discussione la sua eredità rompendo le relazioni diplomatiche con Taipei per riaprirle con Pechino (1979).

 


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