Wat Tyler

4 gennaio 1341 – 15 giugno 1581

Prima dell'avvento degli uffici d’anagrafe degli Stati-nazione, dei catasti illuminati e perfino dei registri parrocchiali o delle filze del Sant’Uffizio, talvolta capita che l’inchiostro – appannaggio, duro a dismettere, del potere – ricordi il pezzente: è incerto il giorno come il luogo dove Walter nasce, non si sa se in vita zappi o faccia tetti, nè se sia l’esattore di un’esecrata poll tax, aggredendo la carne di sua figlia, a scatenare l’epocale Rivolta dei contadini che nel 1381 scuote l’Inghilterra – pregavano: libera nos a peste, fame, bello et furore rusticorum – ma si concorda che il 7 giugno, alla testa di una fiumana d’uomini del Kent, Wat Tyler marcia sulla corona. Mentre la nobiltà locale e i grandi apparati clericali s’affaccendano, sono gli anonimi bonhommes, ora battezzati nel leader, ad aprire le carceri, bruciare gli archivi e dar l’assalto al palazzo, a conquistare la Torre di Londra (14 giugno); li spingono la fame e il fisco, ma soprattutto l’alito millenaristico, il fuoco d’evangelico egalitarismo su cui soffia pure John Ball, discepolo di Wyclif: non c’è terra che spetti alla “Chiesa visibile”. Ma la trattativa, cui Riccardo II s’abbassa beffardo, si fa presto rissa: e recede il serpente contadino, sotto lo sguardo della sua testa – né la prima né l’ultima – posta su un palo sul London Bridge.   


Parte della serie Rivoluzionari

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