Léopold Senghor

Joal, 9 ottobre 1906 – Verson, 20 dicembre 2001

Il seminario abbandonato, il lyceée di Dakar e poi di Parigi, quindi la Sorbona e la docenza universitaria (agrégation) che primo tra gli Africains avvia in Francia legano tanto strettamente Léopold Senghor alla civiltà francese che, prigioniero dei tedeschi ma rilasciato dopo due anni di lager, farà la Résistance. Allora tra Chants d’ombre (1945), la rivista «Présence Africaine» e la feconda Antologia della nuova poesia negra e malgascia di lingua francese (1948) il poeta s’impegna a diffondere quel concetto caraibico di négritude tramite cui si rivendica l’autonomia d’identità e cultura delle genti negre contro gli stereotipi imposti dai francesi. Senghor il politico, invece, si batte per l’indipendenza delle colonie: Costituente francese (1946) e più volte membro socialista dell’Assemblea Nazionale nel Blocco Democratico Senegalese (1948), all’accento territoriale, anziché federale, posto dalla legge quadro del 1956 sull'autogoverno concesso alle colonie, Senghor oppone un’effimera Confederazione del Mali (1959) dalle cui spoglie pure sorgerà, lui Presidente, il Senegal indipendente. Fondati su un socialismo «africano» e democratico vent’anni di tentata modernizzazione economica, amministrativa e civile, primo tra i colleghi Senghor lascerà volontariamente l’incarico: ormai privato cittadino, ricorda Ce que je crois: négritude, francité, et civilisation de l’universal (1988) confermando l’ibridismo d’una coscienza francafricana. 


Parte della serie Rivoluzionari

Commenta