Viaggio VERso Est

Su Est di Gianluigi Ricuperati, esperienza "sconfinante" dentro una simulazione sovietica

Ci sono testi che, per essere spiegati, necessitano di una breve introduzione. Est (Tunué) di Gianluigi Ricuperati è senz’altro uno di questi, poiché non se ne può parlare senza spendere prima due parole su DAU, film del 2011 firmato dal regista russo Ilya Khrzhanovsky: un progetto mastodontico ispirato all’Institut für physikalische Probleme der sowjetischen Akademie der Wissenschaften, un istituto scientifico segreto facente parte dell’Accademia delle scienze sovietica attivo dal 1938 al 1968, nel quale lavorò anche il Premio Nobel Lev Landau.

DAU è sì un film, ma è anche un’immensa installazione artistica con i tratti dell’esperimento antropologico: centinaia di persone hanno dovuto vivere all’interno di una cittadina sovietica ricostruita nel dettaglio, come si trovassero sotto lo stalinismo. Chi partecipava al progetto, costretto a replicare ogni usanza dell’epoca, compreso pagare in rubli, non poteva avere contatti con l’esterno ed era privato di ogni moderna tecnologia. Tali imposizioni staliniste hanno fatto naufragare il progetto, fermatosi a circa settecento ore di filmati: il materiale, girato a Kharkiv, in Ucraina, è stato in seguito montato a Londra in un edificio al numero 100 di Piccadilly Street. Gianluigi Ricuperati è stato tra i pochi fortunati a poter assistere ai lavori di montaggio nella sede londinese, e a questa esperienza si ispira il suo ultimo romanzo.

Il protagonista di Est si chiama Gianluigi, come l’autore; non è scrittore ma fotografo, e viene chiamato da Igor Olensky al numero 99 di Piccadilly Street a Londra con l’incarico scattare delle foto per lui. Lì si ritroverà a contatto col progetto VER – trasposizione letteraria di DAU come Igor lo è di Khrzhanovsky –, un mondo parallelo che riproduce per filo e per segno la vita, le abitudini e i costumi di una cittadina sovietica. Le persone incontrate da Gianluigi, in quanto abitanti di VER, conducono tutte una doppia vita; e lo stesso fa Igor, il folle artista manipolatore col quale stringerà un’amicizia professionale venata di incomprensioni e contrasti.
 

Più ci entravo dentro, più l’impresa mi sembrava ricca di ulteriori cunicoli e segrete. Il Ver-digital era l’idea di un sito-mosaico nel quale il visitatore può creare delle proprie linee narrative a partire da centinaia di ore di girato divise per temi e “atmosfere”. I partecipanti al grandioso esperimento in sostanza avevano per due anni condotto la propria vita dentro la griglia della vita di un personaggio che era stato loro assegnato dal demiurgo, cioè Igor.


Il fotografo deve però fare i conti con la propria vita: il rapporto con la moglie Lisa si fa sempre più arido e vicino a una separazione, alimentando le preoccupazioni paterne rivolte alla figlia Miriam. A questo si aggiungono le richieste di Igor, che lo costringe più volte a volare all’improvviso da Milano a Londra. L’incontro con una ragazza, Vera, cambierà le cose in maniera radicale. La collaborazione con Igor passerà in secondo piano, e a quel punto Gianluigi potrà tentare di ricostruire la propria vita, in primo luogo riscoprendo l’amore che la moglie non gli dava più e che forse non gli aveva mai dato, provando a rinascere, a sperimentare con l’esistenza, muovendosi «verso Est».

Est si presenta come un lavoro complesso, che fa della sua complessità sia una forza che una debolezza. Già il titolo rivela ad esempio una polisemia fondante per l’intero testo: Est è il punto cardinale che indica la provenienza di Igor, e dunque il suo progetto, il suo legame con l’Unione Sovietica. Vera viene da Est, dall’Ucraina, e incarna la svolta più importante per la vita di Gianluigi. Est è pure la terza persona dell’indicativo presente di essere in latino e in francese: niente di più immediato dell’essere per rappresentare il reale, ossia la materia con la quale si scontra il personaggio, che non a caso troviamo nei titoli delle due parti del libro, Una storia d’amore con la realtà e Una storia d’Amore nella Realtà. La prima, incentrata su Igor e su VER (anche questo, come il nome di Vera, rimandante a vero, verità), sull’arte, sulla multimedialità, sulla menzogna, sulla riproduzione e le sue doppiezze; la seconda, su Vera: i sensi si spalancano e l’Amore con la A maiuscola arriva e sconvolge la realtà più della Rivoluzione d’ottobre.

Il romanzo di Ricuperati dà qualche assaggio, anche solo rimanendo nel nostro Paese, di alcune tendenze letterarie degli ultimi due decenni o poco più: scrittura del sé, ibridazione del linguaggio e quello «sconfinamento» caro alla collana narrativa di Tunué. In questo caso, l’autore racconta un’esperienza già di per sé sconfinante, e nel descriverla non ha quindi bisogno di immettere nel racconto elementi metafisici, fantastici o che strizzino l’occhio allo strano. La scelta poi di tramutare il Gianluigi-personaggio in fotografo fa diventare la sua narrazione in prima persona un obiettivo puntato su VER e su Igor, demiurgo e, come uno scrittore, costruttore di un mondo sul quale vorrebbe avere il totale controllo. I brevi capitoli che scandiscono la storia somigliano a delle piccole foto, quasi sempre istantanee, sfocate, mosse o del tutto a fuoco: dei brandelli di finzione e di riproduzione che, man mano che l’obiettivo di Gianluigi si sposta verso Vera e il lettore si avvicina alla fine del libro, divengono squarci di vita e pezzi di un amore capace di modificare il corso del racconto.
 

Scrittura del sé, ibridazione del linguaggio e quello «sconfinamento» caro alla collana narrativa di Tunué


Un romanzo che vive di contaminazioni con l’arte contemporanea più estrema, con la virtualità, con la musica, col cinema; coi mezzi di comunicazione del presente che si fanno veicolo di invenzioni e di piccole sperimentazioni, come i video di Vera con la riscrittura di testi di canzoni in chiave nonsense. C’è allora, ancora una volta, una letteratura che non basta a sé stessa e che non si limita a ricorrere soltanto ai suoi codici.
 

Era una figura femminile, di schiena, con un simbolo suddiviso in quattro quadranti ognuno con una sfera scura al centro.
Devo aggiungere che non mi interrogo mai sul significato dei tatuaggi, ma non potevo non pensare alle foto che scattai a Nina, la moglie di Igor, a Piccadilly 99, e alla copertina del disco dei Talking Heads, a quell’improvviso squarcio nella stanza in cui Nina veniva rapita dalla canzone su quella specie di karaoke. Forse era la schiena. Forse era qualcosa di incantevole.
Questa volta però non si trattava di uno schermo. Ci sono frammenti di realtà che riportano tutto al livello dello spirito più serio e cupo: i tatuaggi, per esempio. Non mi fanno ridere. Non mi fanno tenerezza. Ma dicono qualcosa di mortalmente serio alla mente dentro la mia mente – proprio come il corpo di quella figura stilizzata e minuscola, così ben tornita, ornava il corpo più grande di Vera.


Non siamo dinanzi a un testo perfetto. Tutt’altro: l’autore, specie nella prima parte, sembra aver avuto l’urgenza di raccontare troppo, di mettere nel discorso narrativo una grande quantità di elementi e idee, rendendo a tratti scostante e poco scorrevole la lettura. La scrittura è di certo ottima, sebbene talvolta risulti un filo pretenziosa nel suo essere eccessivamente ragionata e cervellotica: mantiene comunque scelte linguistiche azzeccate e regala bei momenti di prosa, in particolare nelle pagine finali, nel momento in cui il nucleo centrale è occupato da Vera e non più da Igor e da VER. La parte relativa all’installazione avrebbe richiesto una cura maggiore, qualche spiegazione in più o un andamento meno frammentario e più intellegibile: ma è pur vero che la struttura della prima sezione del testo vorrebbe convergere con la vita disarmonica di Gianluigi.

Nel complesso, Est rimane un libro interessante anche nei suoi difetti: non è accondiscendente col lettore, cosa che non può che giocare a suo favore. Offre inoltre spunti stimolanti e occasioni di riflessione sullo stato dell’arte, della letteratura e dei linguaggi nel nostro presente: quella di Ricuperati si dimostra quindi una voce originale di cui tener conto.

Marco Renzi


Commenta