Percy Shelley

Field Place, 4 agosto 1792 – mare di Viareggio, 8 luglio 1822

L’opuscolo The necessity of atheism che gli costa l’espulsione da Oxford non è suo, ma del giovane Shelley dice l’inclinazione all’anticonformismo, respirata da quel William Godwin, progenitore dell’anarchia, che col suo Political Justice (1793) gli dà un catechismo e una seconda moglie con la figlia, la Mary Wollstonecraft di Frankenstein (1818). Per radicalità di condotta e pensiero inviso alla famiglia e alla società d’origine, Shelley trova in Italia un’atmosfera adeguata ai due motivi in lui dominanti, la passione per la libertà e l’adorazione dello spirito della bellezza: nel dramma lirico Prometheus Unbound (1819), che segna il vertice della sua produzione, Shelley esalta la liberazione e l’unione con l’anima della natura di un uomo altrimenti incatenato dall’oppressione di quel potere di «King, God and Law» che sferza nella fiammeggiante Masque of Anarchy (1819). Lanciato nell’infinito romantico in cerca di un divino irreligioso e mistico, lo «spirito di titano» qual è ricordato da Giosuè Carducci sarà ucciso in tempesta marina dalla stessa natura che, nelle odi To the West Wind (1819) e To the Skylark (1820), sceglie di cantare come lo spazio spirituale in cui il poeta e l’umanità possono insieme rigenerarsi.

 

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