Il nuovo volto delle sciamane giapponesi

Dalle sacerdotesse shintoiste alle ragazze demone dei manga moderni, tra Sailor Moon e Shaman King

Tramite una serie di ritratti molto approfonditi di alcuni aspetti del Giappone, Viaggio nel Giappone sconosciuto di Massimo Soumaré, edito da Lindau nel 2021, riesce a sottolineare quanto, in ambiti così diversi tra loro, tra cui le bambole, i guerrieri e il sovrannaturale, la spiritualità sia intessuta in tutti i campi che riguardano questa cultura. Folklore e mito sono onnipresenti in più di una vicenda e molti nomi si ripetono: l’ancestrale regina Himiko, la dea Amaterasu, l’oni (il demone) Shuten Doji, ed è in questo modo che il sovrannaturale si insinua in ogni anfratto della vita quotidiana, attraverso storie che vengono ripetute e rielaborate di nuovo. Come scrive Soumaré: «L’influenza del folklore tradizionale e della narrativa fantastica classica giapponese sulla modernità è talmente ampia e complessa che occorrerà ancora del tempo per coglierne tutte le nuance».
 

L’ancestrale regina Himiko, la dea Amaterasu, l’oni (il demone) Shuten Doji. In Giappone folklore e mito sono onnipresenti e il sovrannaturale si insinua in ogni anfratto della vita quotidiana


L’autore, oltre ad attingere a diversi temi e riuscendo a coglierne l’importanza che ancora rivestono in epoca moderna, porta come esempio molte storie conosciute anche al pubblico Occidentale, al quale diventa quindi palese quanto miti antichi ed elementi della spiritualità giapponese siano legati ai prodotti culturali che ama. In tre capitoli in particolare, quelli centrali legati al sovrannaturale, alle donne giapponesi e alla spiritualità, si riscontrano frequentemente alcuni ben noti manga, che riescono, come in un gruppo di insiemi, a ritrovarsi intersecati e puntualmente citati: Pretty Guardian Sailor Moon di Naoko Takeuchi e i manga di Rumiko Takahashi, in particolar modo Inuyasha. Sia Takeuchi che Takahashi hanno spesso utilizzato nelle loro opere, rispettivamente uno shōjo (manga per ragazze) e uno shōnen (manga per ragazzi) nel caso di Inuyasha, elementi provenienti dalla mitologia e dalla religione shintoista.

Di particolare rilevanza è il ruolo delle itako e delle miko, citate dall’autore in questi capitoli, all’interno del mondo spirituale e dei riti shintoisti. Le itako sono sciamane presenti nella zona nord-occidentale del Giappone. Un tempo si trattava di ragazze orfane, cieche alla nascita, in grado di comunicare, grazie ai loro poteri e a una sensitività accentuata, sia con gli spiriti che con i defunti. Con il tempo, e con l’evoluzione delle pratiche cultuali, soprattutto in seguito all’apertura verso l’Occidente, le pratiche vengono ridotte e in alcuni casi addirittura sanzionate. A partire dal dopoguerra tuttavia, tramite anche la riscoperta dei luoghi sacri, l’interesse per le miko si rinnova, fino al boom degli anni Sessanta e Settanta, con il pellegrinaggio e in parte la turistificazione di alcuni luoghi sacri, tra cui il monte Osore. Il termine miko invece, che nell’antichità indicava le sciamane delle isole Honshū e Shikoku, rappresenta le sacerdotesse shintoiste, in grado, a seconda del ruolo, di praticare danze e riti purificatori o comunicare con gli spiriti. Le informazioni sulle miko si ricavano da testimonianze collaterali visto che, a differenza del sapere monastico e ritualistico buddhista, le loro pratiche non sono state tramandate tramite opere specifiche e mai sono state raccolte da queste donne. Le miko, malgrado l’arrivo della religione buddhista e la modernità, hanno continuato a praticare, seppur ovviamente in modo ridotto.

La rappresentazione di queste medium e sacerdotesse ha avuto un grosso impatto nei manga e di conseguenza negli anime. Soumaré cita le più note: la miko Rei Hino in Pretty Guardian Sailor Moon, una honshoku miko (una miko “professionista” in grado di eseguire le danze sacre) e le due aruki miko (miko erranti) in Inuyasha, Kagome e Kikyo. Soprattutto tramite queste ultime due è possibile leggere una rielaborazione del ruolo spirituale delle miko. Nell’opera di Takahashi le due donne corrispondono a un potere che si presenta in ciascuna di loro in modo differente: in modo diretto, seguendo un crescendo in Kagome (che del resto arriva dall’epoca moderna e si interfaccia con l’epoca Sengoku, i suoi demoni e i suoi riti), in modo sotterraneo e tormentato in Kikyo. Entrambe sono ovviamente l’aiuto principale, e del resto rispettivamente l’attuale e la ex compagna, del protagonista.

In Shaman King, manga shōnen di Hiroyuki Takei serializzato dal 1998 al 2004, gli elementi spirituali, mitologici e folkloristici provengono non solo dal Giappone, ma dall’intero pianeta. Del resto il protagonista sciamano Yoh Asakura, ma soprattutto la sua nemesi Hao Asakura, corrispondono mitologicamente alla figura di Abe No Seimei, l’onmyōji più potente della storia del Giappone, ovvero un mago praticante l’onmyōdō, tecnica di divinazione basata sulla filosofia taoista e sui cinque elementi. Ma proprio la co-protagonista non è altro che una potente itako. Anna, cresciuta sul Monte Osore, non è cieca ma i suoi poteri sono addirittura maggiori di quelli del protagonista: se Asakura corrisponde ad Abe No Seimei, Anna è un calco della regina sciamana Himiko, che a sua volta corrisponde alla divinità shintoista Amaterasu, ovvero la dea del sole. Il ruolo di Anna, tuttavia, è rappresentativo perché fa da collante con le attuali ragazze co-protagoniste nei manga shōnen. Molto più potente, scaltra e intraprendente del protagonista, Anna infatti usa i suoi poteri senza mai temerne le conseguenze e la sua backstory ci racconta addirittura quanto il suo potere sia in parte mostruoso e demoniaco.
 

Questa profusione di corpi anomali rende manifesta l’esperienza inquietante della modernità giapponese, e dimostra inoltre che non è la devianza in sé stessa che minaccia lo Stato, ma piuttosto l’ambiguità di una possibile classificazione.


Questo passaggio dal libro The Monstrous-Feminine in Contemporary Japanese Popular Culture di Raechel Dumas introduce il discorso riguardo come, a partire dal dopoguerra e in seguito aumentando di numero con la modernità, la narrazione giapponese si sia arricchita di donne mostruose e demoniache: da Tomie di Junji Itō, alla maternità mostruosa in Silent Hill ai romanzi di Natsuo Kirino. Anche in questo caso la spiritualità giapponese, una dimensione quotidiana che porta spesso in superficie il folklore, conduce a nuove e audaci riletture del mito. Così la compagna e la co-protagonista diventa una forza prorompente, un corpo incontenibile che, se a prima vista sembra classificabile come una semplice ragazza, nasconde in realtà qualcosa di molto più diverso e demoniaco. Tra le opere più recenti Soumaré cita Attack on Titan e il personaggio di Mikasa Ackerman come simbolo di un Giappone che riconosce la posizione più emancipata della donna, ma il vero contraltare delle sacerdotesse adesso non possono che essere le nuove ragazze demone.

Nezuko, la co-protagonista dello shōnen manga Demon Slayer della mangaka Koyoharu Gotōge, uscito dal 2016 al 2020 ne è un esempio. Ambientato in epoca Taisho, la storia vede il fratello di Nezuko, Tanjiro, partire alla ricerca di una cura per la ragazza, unica sopravvissuta della famiglia all’attacco di un demone. Nel corso della storia, Tanjiro entra a far parte della squadra di ammazzademoni, ma la sorella, malgrado la mutazione, resta con lui. All’inizio nascosta, protetta, Nezuko dimostra di poter gestire il suo potere di demone: non solo ha mantenuto parte dei suoi ricordi e del suo modo di vivere da umana, ma è potente quanto Tanjiro e più di una volta gli salva la vita. Ciò offre alla mangaka anche un appiglio per raccontare gli altri modi di vedere e sopravvivere: la resistenza e la coesistenza con creature apparentemente mostruose.

Di tutt’altro genere, e ambientato in epoca moderna, è Chainsaw Man, shōnen di Tatsuki Fujimoto, serializzato dal 2018 al 2020. Il manga racconta le vicende grottesche, comiche e orrorifiche di Denji, un ragazzo d’aspetto umano in cui si è incarnato un Demone Motosega. Accanto a lui sta Power, ragazza in cui vive un Demone del Sangue. Anche in questo caso i due fanno parte di una divisione che utilizza diavoli non ostili per stanare e liberarsi di quelli che mettono a rischio la popolazione. Oltre che a ricreare spesso delle scene in stile buddy movie, Power è sicuramente la miccia che innesca vicende impensabili, una sorta di trickster e forza incontenibile. A differenza del protagonista, inoltre, è perfettamente in grado di utilizzare il suo potere e il legame del suo corpo con il demone è ben radicato.
 

Nelle ragazze sacerdotesse divenute ragazze demone si legge anche un nuovo modo di vedere la realtà, il bisogno di leggere in maniera diversa corpi spesso stereotipati


Le nuove ragazze co-protagoniste dello shōnen manga, l’elemento nel gruppo in grado di maneggiare poteri sovrannaturali così da poter risolvere molte delle vicende, sono ragazze demone. A prima vista normali, ma a una seconda occhiata demoniache, appartengono alla famiglia degli yokai che lo stesso Soumaré cita nel capitolo dedicato al sovrannaturale. Non sono tuttavia antagoniste, ma corrispondono alla nuova rappresentazione delle figure femminili nei manga contemporanei, ragazze che non sono più soggetti passivi: hanno capacità d’azione e sono di supporto al protagonista. Ciò ha a che fare sicuramente con il cambiamento della rappresentazione, tuttora in corso, delle ragazze nei manga per ragazzi, dovuto sia alla modernizzazione, sia al ruolo delle donne in Giappone e all’ampliamento del pubblico. Ma nelle ragazze sacerdotesse divenute ragazze demone si legge anche un nuovo modo di vedere la realtà, un mondo altro collaterale, dove il folklore si intreccia anche con il bisogno di leggere in maniera diversa corpi spesso stereotipati. Riprendendo il passato per rielaborarlo, gettando nella mischia del presente ragazze capaci di manipolare qualsiasi potere pur di esaudire i loro desideri, pur di sopravvivere, in primo luogo per loro stesse. 


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