Perché le ONG servono a salvare vite

Cinque punti per chiarire che senza le Ong ci sarebbero solo più morti nel Mediterraneo

Una considerazione affrettata, più volte ritrattata e resa ulteriormente confusa da aggiunte contraddittorie, fino a sminuire poi le proprie stesse dichiarazioni, ha posto le ONG al centro di un'accesa polemica. Il coinvolgimento delle Organizzazioni Non Governative in questioni non trasparenti è passato, nella percezione collettiva, da un'opinione a un dato di fatto prima che si avessero gli elementi per poterlo sostenere. Tale considerazione è stata fatta dal Procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro. Come il procuratore ha poi sostenuto, non si trattava che di mere supposizioni fatte nella fase di pre-indagine, distinta da quella investigativa vera e propria, sulla quale la riservatezza deve essere assoluta. Tuttavia, l'ambiguità delle sue dichiarazioni ha favorito una strumentalizzazione da parte di alcune componenti politiche, portando, in alcuni casi, alla criminalizzazione generalizzata dell'attività di salvataggio di vite umane nel Mar Mediterraneo da parte delle ONG.

Come nasce l'attività delle Ong nel Mediterraneo?
L’associazione umanitaria Cap Anamur, che nel 1979 operò nell'emergenza dei profughi vietnamiti in fuga nei mari del Sud della Cina, è stata protagonista del fallimento del primo tentativo di soccorso indipendente nel Mediterraneo: nel 2004 una sua imbarcazione fu bloccata a largo della Sicilia e poi sequestrata. Con la fine dell’operazione Mare Nostrum nell’ottobre 2014, si è visto crescere l’impegno delle ONG nell’ambito, e negli ultimi tre anni si è andata a creare quasi una flotta. In seguito agli eventi dell'inverno tra il 2014 e il 2015, come spiega Sophie Beau, fondatrice dell’associazione Sos Mediterranée, si sentì il bisogno di colmare il vuoto dell'inazione dell'Unione Europea, accusata di non dare le adeguate risposte. L’associazione Moas aprì le attività, seguita da Medici Senza Frontiere e Sos Mediterranée nel febbraio 2016; le altre associazioni Boat Refugee, Sea Watch, Jugend Rettet, Life Boat Minden e Sea-Eye si aggiunsero in seguito; in ultimo, Proactiva Open Arms a luglio 2016 e Save The Children nel settembre 2016. A fine estate 2016 erano 13 le navi umanitarie impegnate nella zona SAR (Search And Rescue); restano in due durante l’inverno, Aquarius e Golfo Azzurro (Proactiva Open Arms), per aumentare nuovamente dall’aprile 2017. A inizio maggio 2017 sono 9, e di nuovo 13 quelle previste da giugno in poi, affiancate da due aerei da ricognizione.

I soccorsi sono leciti?
Non c'è niente di irregolare nei soccorsi attuati dalle ONG nel Mar Mediterraneo: come spiega con chiarezza la Guardia costiera, si fa affidamento su ogni nave che possa utilmente intervenire per il salvataggio delle vite umane in mare. Chiunque sia in grado di intervenire ha l’obbligo giuridico di farlo e in caso contrario si configurerebbe come omissione di soccorso, secondo gli articoli 1113 e 1158 del codice della navigazione. La fonte d'informazioni che permette loro di conoscere il luogo in cui si trovano le imbarcazioni è la Guardia costiera. Zuccaro ha accusato le ONG di essere quasi sempre più vicine alle imbarcazioni di chiunque si trovi nel Mediterraneo, alludendo a delle possibili informazioni arrivate dagli scafisti, ma ha poi aggiunto che «è facilmente comprensibile perché lo scopo delle ONG è proprio quello di andarli a cercare»; ha accusato le ONG anche di non operare sempre in coordinamento con la Guardia costiera per poi correggersi il 9 maggio affermando di essere in possesso di «dati ufficiali che confermano che la Guardia costiera ha sempre dato le indicazioni alle ONG». Dunque non c'è alcuna accusa credibile: solo una forte incertezza di posizioni, che ha dato spazio a strumentalizzazioni becere, riconosciute dallo stesso procuratore. Secondo il rapporto della Guardia costiera, nel 2016 i migranti soccorsi tra il Nord Africa e l’Italia sono stati 178.415, e di questi poco meno della metà sono stati messi in salvo da Guardia costiera (35.875) e Marina militare (36.084). Dal 1 gennaio al 30 aprile 2017 i migranti soccorsi complessivamente dalle ONG sono 12.346, pari al 33% dei salvataggi in mare. Le dieci organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo centrale hanno salvato 46.796 migranti nel 2016.
 

Nel 2016 le dieci organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo centrale hanno salvato 46.796 migranti


I finanziamenti sono trasparenti?
Zuccaro si è chiesto chi ci sia dietro a queste organizzazioni. Tuttavia non si riscontrano effettivi problemi di trasparenza. Medici Senza Frontiere e Save The Children operano grazie a finanziamenti raccolti in tutto il mondo, per lo più da privati, parte dei quali sono stati dedicati alle missioni in mare; Moas è nata con un contributo dei fondatori stessi, cercando poi di reggersi sulle proprie gambe; le missioni nate dal basso negli ultimi anni sopravvivono grazie a continui crowdfunding. Fondi raccolti soprattutto online, su piattaforme come Better Place o direttamente sui siti delle ONG, e poi durante eventi benefici o da grandi donatori: Richard Gere o Pep Guardiola per Proactiva Open Arms, vincitori di quiz televisivi per Sea-Eye, armatori che mettono a disposizione mezzi a costi ridotti. Sono le persone il finanziamento delle ONG: ci sono 35 mila persone a sostegno di Proactiva Open Arms, 12 mila per Moonrise di Sea-Watch, 14 mila per la Aquarius, 1.500 quelli della Sea-Eye. Come ha dichiarato Frank Dörner di Sea Watch, tutto il budget «è trasparente, Zuccaro poteva chiedercelo fin da subito». Jugent Rettet, nata da un gruppo di studenti universitari, spiega di essere stata inclusa nell'Iniziativa per una società civile trasparente, tanto che Transparency International ne ha apprezzato la chiarezza di bilancio.

Hanno legami con gli scafisti e le organizzazioni criminali?
La questione è particolarmente delicata. Le molteplici accuse rivolte alle ONG sono intrecciate tra loro: si è sostenuto che vi potessero essere legami o contatti con scafisti e organizzazioni criminali, benché non ve ne sia alcuna prova. Inoltre, anche quando non vi sia collusione, le ONG rappresenterebbero comunque, secondo queste accuse, un pull factor per chi si mette in mare, incentivando le partenze, nonché - per quanto involontario - un aiuto agli scafisti. Per quanto riguarda il primo punto, la credibilità delle ONG sull'attività dei soccorsi in mare è stata fortemente lesa dalle dichiarazioni del vice-presidente della Camera, il cinque stelle Luigi Di Maio, per il quale «le organizzazioni non governative sono accusate di un fatto gravissimo, sia dai rapporti Frontex che dalla magistratura, di essere in combutta con i trafficanti di uomini, con gli scafisti, e addirittura, in un caso e in un rapporto, di aver trasportato criminali». Tuttavia, la stessa dichiarazione del dottor Zuccaro è stata inizialmente rivolta a tutte le ONG in mare; è poi passato ad «alcune ONG»; per poi venire a conoscenza che solo la procura di Trapani ha iscritto nel registro degli indagati un comandante di nave e i membri dell'equipaggio per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, in occasione di un salvataggio in acque libiche che sarebbe avvenuto senza una richiesta di soccorso, che è prevista dalla procedura. Se vi è il sospetto è indiscutibilmente necessario che vengano portate avanti le indagini con rigore e serietà, affinché casi simili vengano affrontati, risolti, ma anche circoscritti a specifiche occasioni. Una tale generalizzazione non fa che alimentare il clima di sospetto e di intolleranza.
 

Luigi Di Maio ha detto che «le organizzazioni non governative sono accusate di un fatto gravissimo, sia dai rapporti Frontex che dalla magistratura, di essere in combutta con i trafficanti di uomini, con gli scafisti, e addirittura, in un caso e in un rapporto, di aver trasportato criminali». Una tale generalizzazione non fa che alimentare il clima di sospetto e di intolleranza


Costituiscono un fattore di attrazione incentivando così le partenze e favorendo l'illegalità?
Nonostante questa accusa non sia direttamente legata all’oggetto dell’indagine del tribunale di Catania, è intrecciata alle altre valutazioni, e può quindi essere utile parlarne: le ONG, insomma, rappresenterebbero un pull factor. Zuccaro, parlando al Comitato Schengen della Camera dei Deputati, aveva descritto un nesso tra l’aumento dei morti in mare e presenza di navi umanitarie. Anche la Charity Eunavfor Med ha sostenuto che i trafficanti possano contare su un crescente numero di navi di ONG operanti al limite delle acque libiche (mentre i propri assetti sarebbero più arretrati e fungerebbero da deterrente). A sua volta, l’agenzia per il controllo delle frontiere dell’Unione Europea, Frontex ha citato episodi di contatto fra trafficanti e imbarcazioni di ONG. Per Riccardo Gatti, dell’organizzazione non governativa Proactiva Open Arms, dichiarazioni come queste farebbero parte di una campagna deliberata per gettare fango sulle ONG, che contrasterebbero un obiettivo condiviso da tutti i governi europei: la chiusura della rotta libica. Tuttavia lo stesso Nino Sergi, nella riflessione finale della lettera a Zuccaro, si chiede come far sì che i doverosi soccorsi in mare non producano l’effetto negativo di un involontario aiuto ai trafficanti di esseri umani che possono approfittarne per aumentare le loro azioni criminali, ammettendo quindi la possibilità di un contributo indiretto al fenomeno. Allo stesso tempo, nella loro dichiarazione in risposta alle accuse, l'Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale AOI, il Coordinamento italiano delle ONG internazionali CINI, e LINK 2007 Cooperazione in rete ci ricordano che anche l’operazione Mare Nostrum è stata accusata nel settembre 2014 da Frontex di produrre un effetto di pull factor, inducendo indirettamente i trafficanti a portare sui gommoni un numero maggiore di persone nella certezza della loro salvezza da parte delle navi militari italiane vicine alle acque libiche, e che, nonostante le accuse, con la chiusura di Mare Nostrum, nel novembre dello stesso anno, le partenze siano continuate ad aumentare, contraddicendo la valutazione di Frontex. «È la vicinanza dell’Europa il vero pull factor, e le istituzioni politiche europee e italiane dovrebbero ben saperlo». Al di là della colpevolizzazione delle ONG o dell'Unione Europea, la complessità della situazione richiede certamente di svincolarci dalle narrazioni che rintracciano un unico responsabile per quanto riguarda la situazione del Mediterraneo.
 

Non sono le Ong, ma la vicinanza dell’Europa il vero pull factor, e le istituzioni politiche europee e italiane dovrebbero ben saperlo


Ma le Ong sono davvero utili o sono più un problema che una soluzione?
Per poter valutare il loro ruolo è tuttavia necessario premettere che esse operano in una circostanza specifica: quella di un'accoglienza goffa e ritardataria, definita emergenziale perché non gestita. Il Mediterraneo è il ponte tra due continenti. È un mare europeo ed è un mare africano. Le ONG non sono la soluzione, ma attualmente costituiscono una risorsa di fondamentale importanza nel tentativo di ridurre al minimo i danni provocati dalla mancanza di risposte strutturali: prevale la scelta di vedere e raccontare l'altro come qualcuno i cui diritti non ci riguardano e che minaccia la nostra cultura occidentale, democratica e moderna, ciechi di fronte al fatto che modernità significa anche flusso: flusso di tecnologie, d'informazioni, di capitali, di merci, di persone. Non possiamo rinunciare a elaborare proposte che prevedano un'azione coordinata, collaborativa ed equa nell'Unione, come non possiamo limitarci a guardare all’oggi e ai nostri confini nazionali. Il nostro presente ci impone piuttosto di interrogarci su come gestire le migrazioni senza che vi siano ulteriori vittime con politiche d'ampio respiro, partendo dalla creazione di nuovi canali d'ingresso regolare e dalla collaborazione per lo sviluppo dei Paesi più poveri, vero argine alle migrazioni. Per quanto riguarda le accuse che esulano dalle valutazioni argomentative sulla validità e sull’utilità delle ONG, attendiamo di conoscere la realtà dei fatti in seguito all’indagine.

Maria Logli


Parte della serie Eureka, la rassegna europea

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