Dieci fotografie (fedeli) dell'Italia coloniale

Consigli di lettura per capire il nostro passato coloniale in Africa

Sessant’anni fa, il 1° luglio 1960, terminò il mandato di amministrazione fiduciaria che le Nazioni Unite, nel 1950, avevano assegnato alla nostra giovanissima Repubblica per la sua ex colonia, la Somalia Italiana. Fu l’atto conclusivo del colonialismo italiano propriamente detto. Quasi il 30% della popolazione italiana di oggi era già in vita a quella data: poco meno di uno su tre. Ciò dimostra come la storia coloniale italiana non riguardi solo i nostri avi, ma sia invece molto vicina a noi, nelle pesanti eredità che ha lasciato nella nostra società ma anche, più banalmente, nel tempo. La pervasività materiale, prima ancora che ideologica, del colonialismo nelle vite degli italiani è testimoniata dalla presenza di monumenti dedicati a generali e governatori delle colonie come Antonio Baldissera (il cui busto al Pincio è stato recentemente imbrattato con vernice rossa, sull’onda delle proteste legate al movimento Black Lives Matter), le nostre piazze Adua, vie Dogali e Amba Aradam, da interi quartieri “africani” a Roma, Milano, Bologna, Padova, dai bar Impero, le fotografie e le cartoline coloniali dei nostri nonni.
 

Quel poco di conoscenza legata alle vicende italiane in Africa è filtrata attraverso il mito degli "italiani brava gente", costruito ad arte dal fascismo, che incredibilmente sopravvive ancora oggi


Tuttavia, se ancora nel luglio 2019 il sottosegretario al ministero degli Esteri Manlio Di Stefano sosteneva con forza che in Italia «non abbiamo scheletri negli armadi, non abbiamo una tradizione coloniale, non abbiamo sganciato bombe su nessuno e non abbiamo messo il cappio al collo di nessuna economia», appare evidente quanto la popolazione italiana (anche nella persona dei suoi più alti rappresentanti politici ed istituzionali) sia ignorante in materia coloniale, e forse impermeabile alla curiosità che alcuni elementi toponomastici “esotici” dovrebbero suscitare. Spesso, quel poco di conoscenza legata alle vicende italiane in Africa è filtrata attraverso miti distorsivi, quali la presunta mission civilisatrice degli “italiani brava gente”, costruttori di ponti, ospedali e strade, estremamente umani e pacifici nei rapporti con gli indigeni, diversamente dagli altri colonizzatori europei. Un mito, questo, costruito ad arte dal fascismo contro le cosiddette “plutocrazie” francese e inglese, e che incredibilmente sopravvive ancora oggi, senza alcuna base fattuale. Checché ne pensi Di Stefano, infatti, per sessant’anni di dominio coloniale l’Italia bombardò e gassò senza pietà civili, anziani, donne e bambini, specialmente in Etiopia e in Libia, ricorrendo all’utilizzo di metodi terroristici, deportazioni e campi di concentramento, strangolando le economie di coloro che si opponevano all’invasione dei propri territori.

Autoassoltasi con la caduta del fascismo, e con la conseguente perdita dell’impero coloniale, l’Italia, al contrario di quanto accaduto in Francia, in Portogallo e nel Regno Unito, non ha mai fatto i conti con il proprio passato di potenza coloniale, con il doloroso e complicato processo di decolonizzazione, con i movimenti che lottavano per l’indipendenza, con scontri politici e militari in patria e in colonia. L’impero africano, nonostante i tentativi dei primi governi repubblicani che lottarono in sede diplomatica per il mantenimento delle colonie prefasciste (Eritrea, Libia, Somalia) è semplicemente scomparso, dimenticato al termine della guerra mondiale.
 

Autoassoltasi con la caduta del fascismo l’Italia, al contrario di quanto accaduto in Francia, in Portogallo e nel Regno Unito, non ha mai fatto i conti con il proprio passato di potenza coloniale


Molti elementi motivano ancora oggi questo stato di cose – carenza dei piani formativi scolastici e scarsa preparazione degli insegnanti sull’argomento, invisibilità del tema nel discorso pubblico e così via – ma non c’è nessuna buona ragione per mantenerlo. Tanto più che esiste una vasta e solida storiografia italiana dedicata al colonialismo italiano. Questa storiografia, con i suoi fatti, i suoi metodi e le sue categorie critiche, dovrebbero imparare a conoscerla non solo politici e giornalisti, ma anche attivisti e divulgatori, se vogliono sperare di esercitare un influsso duraturo sulla nostra società. Senza questa conoscenza di base, discussioni e lotte rischiano di rimanere performance e testimonianze sconnesse. Secondo chi scrive, i libri che seguono sono letture essenziali e accessibili in italiano sulla storia del nostro colonialismo.

 

1. Italiani, brava gente?, 2005
Angelo Del Boca

Il primo libro da cui cominciare ad esplorare il tema, scritto da colui che per primo negli anni Sessanta cominciò ad occuparsi in maniera sistematica di colonialismo italiano. Nel volume Del Boca offre una prima ricostruzione relativa al “mito autoconsolatorio” dell’italiano buono, offrendo dati e spunti di riflessione estremamente vari, dalla spedizione in Cina contro i boxer, a Debrà Libanòs, sino alla Slovenia. Per approcciare la questione oltre l’Africa.

2. Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana, 2002
Nicola Labanca

In questo volume Labanca riesce nella difficile opera di sintetizzare ed esporre la storia del colonialismo italiano, dagli esordi ottocenteschi alla perdita delle colonie. Punto di partenza indispensabile per chi intende conoscere la fitta rete di connessioni e le vicende politiche nazionali e internazionali che caratterizzarono la storia dell’espansionismo italiano. Per ulteriori approfondimenti si rimanda alle bellissime e documentatissime serie di Angelo Del Boca “Gli Italiani in Africa Orientale” e “Gli Italiani in Libia” di migliaia di pagine ciascuna (Nerd alert: on!).

3. L’ultima colonia. Come l’Italia è tornata in Africa 1950-1960, 2011
Antonio Morone

Tornando al tema di apertura, ovvero i sessant’anni dal termine dell’Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia (AFIS) il primo luglio del 1960, non si può non consigliare questa ottima ricerca di Moroneche, lavorando su archivi italiani ed esteri, permette di ricostruire in modo chiaro e comprensibile le vicende “post-coloniali” dell’Italia, la storia dell’AFIS, lo sviluppo del nazionalismo somalo, arrivando anche a toccare brevemente i problemi della contemporaneità. Estremamente interessanti i capitoli iniziali, dedicati alla lotta del nostro paese nei primi anni della Repubblica per ottenere mandati sulle ex colonie.

4. Quel che resta dell’Impero. La cultura coloniale degli italiani, 2014
a cura di Valeria Deplano e Alessandro Pes

Questa bella raccolta di saggi curata da Deplano e Pes trascende gli aspetti più puramente politici, militari ed economici per dedicarsi agli aspetti maggiormente legati alla cultura e alla costruzione dell’immaginario coloniale e post-coloniale. Il contributo di Gianluca Gabrielli analizza la percezione della razza nei libri della scuola italiana tra Otto e Novecento, quello di Gianmarco Mancosu i filmati dell’Istituto Luce girati in Africa Orientale, la ricerca di Deplano mette in rilievo il razzismo sperimentato dagli studenti somali ospitati in Italia nel dopoguerra, mentre il contributo di Pes ricostruisce la fondamentale vicenda del dibattito politico riguardante le colonie negli anni cruciali 1946-1950.

5. Bianco e nero. Storia dell’identità razziale degli italiani, 2013
Gaia Giuliani, Cristina Lombardi Diop

Come si crea il bianco? Come si crea il nero? La ricerca di Giuliani e Diop si concentra sulle costruzioni dell’identità razziale, legate tanto alle teorie scientifiche, quanto alla cultura popolare, dall’Unità sino alla proclamazione dell’Impero e infine sino agli anni Sessanta. Strumento indispensabile per comprendere cosa resti delle idee razziali e razziste oggi, nella cultura politica e non solo, degli italiani.

6. Colonia per maschi. Italiani in Africa Orientale: una storia di genere, 2007
Giulietta Stefani

Nella sua ricerca Stefani indaga come il concetto fascista di “mascolinità” abbia influenzato le vicende coloniali, studiando i rapporti tra gli italiani e le donne indigene, il problema dei meticci, le leggi di segregazione razziale. La narrazione è arricchita dalle memorie dei reduci militari e civili, presentando testimonianze estremamente significative. Auto rappresentazione, propaganda e realtà si mescolano nelle vicende quotidiane di coloro che si muovono in colonia, dando vita ad un quadro estremamente vario e complesso dei rapporti tra colonizzatori e colonizzati. Per parlare finalmente di Montanelli e di madamato con cognizione di causa.

7. Autobiografie africane. Il colonialismo nelle memorie orali, 1996
Irma Taddia

A proposito di memorialistica, Taddia nel suo volume di fine anni Novanta, dopo aver raccolto in Memoria dell’Impero del 1988 le testimonianze dei nostri connazionali di vario orientamento e provenienza che avevano vissuto in diverse situazioni la stagione coloniale, dava finalmente voce ai colonizzati (24 eritrei e 10 etiopi). Una lettura essenziale per comprendere la complessità e le sfaccettature del rapporto coloniale, così come è stato vissuto e percepito dagli indigeni.


8. Lo sfascio dell’Impero. Gli italiani in Etiopia 1936-1941, 2008
Matteo Dominioni

Come e perché gli italiani andarono in Etiopia? Come fu affrontata la più grande campagna coloniale, per dispiego di uomini e mezzi, della storia del continente? Una ricostruzione estremamente ben documentata, puntuale ma godibile, della conquista e della perdita dell’Impero, con un occhio di riguardo per i temi economici, spesso trascurati, e una grande varietà di fonti. Interessante il capitolo finale dedicato agli italiani antifascisti che combatterono con l’esercito etiope. 


9. L’Italia coloniale, 1999
Silvana Palma

Che impatto hanno avuto le immagini e in particolare la produzione fotografica nella creazione del consenso attorno all’espansione coloniale italiana? In che modo esse hanno contribuito alla creazione di un’identità collettiva razzializzata? Quali topoi abbiamo interiorizzato e ricorrono ancora oggi nel nostro immaginario? Il bel volume della Palma, corredato da molte immagini inedite, risponde a queste domande fondamentali.

10. La fine del colonialismo italiano. Politica, società, memorie, 2018
a cura di Antonio Morone

Una bella raccolta di saggi che mettono in relazione il colonialismo italiano in Africa con altri casi europei, interrogandosi su quando esso sia effettivamente finito e se questa fine sia mai stata registrata nel discorso pubblico. Particolarmente interessanti i contributi di Emanuele Ertola riguardante gli italiani che rimasero a vivere nella ex colonia etiope, quello di Matteo Grilli sulle comunità italiane in Ghana e Congo, e quello di Valentina Fusari riguardo gli italo-eritrei che tentarono di acquisire la cittadinanza italiana.

Lettura bonus
Tempo di uccidere, 1947
Ennio Flaiano

Non si tratta di un saggio, o una raccolta di saggi, bensì di un romanzo, il primo dedicato al colonialismo italiano nel dopoguerra. Flaiano partecipò alla campagna d’Etiopia tra il 1935 e il 1936 tenendo un diario, in cui sono rintracciabili molti dei temi poi trattati in Tempo di uccidere, che vinse la prima edizione del Premio Strega. Nel libro, estremamente cupo, tanto che è stato più volte definito il “Cuore di tenebra italiano”, l’autore ci consegna un’immagine dell’Africa surreale, nella quale i soldati italiani si muovono in modo tutt’altro che eroico, incontrando una serie di vicoli ciechi, sperimentando l’incomunicabilità con l’altro ed affrontando con estrema disillusione il proprio destino. Un racconto che non può non stridere con le narrazioni, le promesse e le canzonette che sino ad allora erano state associate alla cosiddetta “avventura” coloniale.

 

Beatrice Falcucci e Emanuele Giusti
In copertina "Fotografia ricordo dell'Africa coloniale" dalla serie di cartoline di Enrico De Seta


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