“Vorrei che questo film fosse uscito quando ero adolescente”

Carey Mulligan e Emerald Fennell raccontano Una donna promettente sulle pagine del Guardian

Una donna promettente è audace fin dall’inizio. Un revenge thriller che va oltre i generi tradizionali, passa dalla commedia romantica all’horror generando nello spettatore un profondo senso di inquietudine. Carey Mulligan interpreta Cassie, una ex studentessa di medicina traumatizzata dallo stupro della sua migliore amica. Di giorno lavora in un bar, di notte si finge ubriaca nei locali. Se qualche “bravo ragazzo” se ne approfitta, Cassie rivela all’improvviso la sua sobrietà per dar loro una lezione. Il film ha fatto la storia, ottenendo cinque nomination agli Oscar: miglior film, miglior montaggio e migliore attrice protagonista (la seconda candidatura per Mulligan), oltre a migliore sceneggiatura originale e regia per Emerald Fennell – poi vincitrice del premio per la miglior sceneggiatura originale. Con il suo lungometraggio d’esordio, Fennell è diventata la prima donna britannica a essere nominata per miglior regia. È il primo anno in cui troviamo due donne in gara (Fennell e Chloé Zhao per Nomadland), e sono solo la sesta e la settima donna a essere mai state candidate in questa categoria.
 

Con Una donna promettente, Fennell è diventata la prima donna britannica a essere nominata per miglior regia ai premi Oscar


Una donna promettente uscirà finalmente nel Regno Unito questa primavera, un anno dopo l’uscita prevista. Ho incontrato Mulligan e Fennell per la prima volta lo scorso marzo in un hotel di Londra. Il lockdown era imminente e si percepiva una certa agitazione quando sono entrata nella stanza: Mulligan stava mangiando un mango essiccato, mentre Fennell raccontava di come il suo compagno l’aveva rimproverata per aver mangiato i “biscotti dell’apocalisse”, di cui lui aveva fatto scorta. Le due erano immerse fino al collo nella campagna promozionale ed erano inseparabili. Fennell, che interpreta la duchessa di Cornovaglia in The Crown ed è stata la produttrice esecutiva della seconda stagione di Killing Eve, era un piacevole mix di esuberanza e pragmatismo inglese, mentre Mulligan la sua spalla imperturbabile. La nostra conversazione è continuata in videocall a dicembre e poi per telefono qualche giorno fa.

Come ti senti un giorno dopo la candidatura agli Oscar?
Emerald Fennell
: Io e Carey siamo abbastanza scosse e sopraffatte. Non ho ancora realizzato. Quando abbiamo parlato un anno fa, speravo che il film avrebbe trovato una sua nicchia di pubblico, bisogna tenere a freno le proprie aspettative. E quindi una candidatura agli Oscar è semplicemente incredibile. Nessuno di noi aveva idea di come sarebbe stato quest’anno per il cinema, ma è stato un periodo denso di emozioni. Sono emerse tante voci diverse, che si esprimono in modo originale. Quella notte a Miami..., Minari, The Father, Nomadland: sono tutti eccezionali, ma tutti così diversi.

Carey Mulligan: Il senso della stagione dei premi è celebrare il cinema ovviamente, ma anche dare risalto a film che altrimenti farebbero fatica a trovare un proprio pubblico, ed è una cosa straordinaria. È davvero bello vedere Un altro giro in lizza per miglior film e miglior regia. E lo stesso vale per le nomination dei Bafta, che danno spazio a film come Rocks.
Non ho visto tutti i film candidati, ma ho amato molto Minari. E Daniel Kaluuya è probabilmente il miglior attore britannico vivente, quindi faccio il tifo per lui. Amanda Seyfried è straordinaria in Mank. Emerald dovrebbe vincere tutto, ovviamente, ma io sono di parte. Il fatto stesso che Emerald e Chloé [Zhao] abbiano battuto tutti i record è da non credere. Dovevamo aspettare il 2021 per avere la prima donna inglese nominata come miglior regista? È assurdo.

I Golden Globes non sembrano essere sulla stessa lunghezza d’onda – l’associazione che organizza il premio, la Hollywood Foreign Press, è stata criticata per la mancanza di diversità all’interno del proprio gruppo.
CM
: È evidente che l’Hollywood Foreign Press Association ha bisogno di una riforma interna se non vuole far scappare la gente. C’è un problema innegabile, affrontato abbastanza apertamente da un gruppo di circa 100 addetti stampa che hanno annunciato la sospensione di qualsiasi collaborazione da parte dei loro clienti con la HFPA fino a quando certi standard da loro stabiliti non saranno soddisfatti. È una cosa buona. E necessaria.

Come si colloca il suo film rispetto alle proteste contro la violenza sulle donne nel Regno Unito?
EF
: Sicuramente credo che il mio non sia un film sulla giustizia privata. È pieno di rabbia e dolore, ma parla anche di come riusciamo a perdonare, e di come noi, in quanto società, siamo in grado di andare avanti. Sento che in questo momento c’è davvero in corso un dibattito nell’opinione pubblica. Fare in modo che certi argomenti vengano presi sul serio è un’impresa ardua; è da sempre una dinamica spietata. Ma negli ultimi anni le cose sono cambiate, forse siamo in grado di avere una conversazione più aperta e di comunicare la nostra paura, la nostra rabbia e la nostra angoscia. E, per la prima volta in assoluto, sembra che la gente sia disposta ad ascoltare.
Mi sento così motivata e ispirata da donne come Jess Phillip – parlamentare laburista, impegnata nella lotta alle discriminazioni di genere. Mi fa sentire al sicuro. Ha letto ad alta voce quei nomi (di donne uccise nel Regno Unito) per anni. La mia ammirazione per persone come lei è sconfinata. Immagino che per lei e molte altre sia stato come parlare con un muro, non sono mai state ascoltate o prese sul serio. Ma adesso sembra che il cambiamento sia imminente all’interno della nostra società, e per il momento sono timidamente speranzosa.

Una donna promettente è stato definito un revenge movie post #MeToo. Era questa la sua intenzione?
EF
: C’è sempre la necessità di politicizzare il lavoro delle donne, di incasellarlo nel genere autobiografico o di inserirlo in qualche movimento. Ma i temi trattati nel mio film esistono da sempre ed era da molto tempo che pensavo di scriverlo. Ho voluto provare a realizzare un film di un genere molto specifico. La storia parla di qualcosa che ci è familiare, che può sembrare innocuo e banale, ma quando lo si esamina da un altro punto di vista assume dei contorni incredibilmente inquietanti.

CM: È tutto molto familiare. L’abbiamo visto tutti in tante commedie romantiche raccontate dal punto di vista del ragazzo, che deve far ubriacare la ragazza sexy per convincerla a fare sesso con lui, perché da sobria non lo farebbe mai. L’abbiamo visto nei film e abbiamo pensato che fosse del tutto normale. Be’, io l’ho pensato. Non ho mai pensato: “Questa cosa fa schifo”. La mia reazione era: “Sì, la vita vera è così, è quello che facciamo tutti”. Il nostro film ci sta dicendo: “Aspetta, aspetta un attimo”.

EF: Commedie romantiche, revenge thriller, film horror, amo tutti i generi rappresentati in questo film. Innamorarsi non è forse tipico di una commedia romantica? Venire puniti per qualcosa che pensavi fosse normale non ricorda forse un film dell’orrore? Volevo trovare il modo di fare un revenge thriller, mantenendone il ritmo, ma mettendo a disagio gli spettatori, la loro familiarità con il genere e sovvertendo le aspettative. E proprio grazie al realismo dell’interpretazione di Carey è stato possibile avere questa altalena di generi e di trama, perché al centro di tutto c’era una persona vera.
C’è il film che vogliamo vedere, che è piacevole e catartico, e poi c’è la verità. Ho voluto provare a unire le due cose e a fare un film onesto su cosa sia la vendetta e in particolare su come la vivono le donne. Mi piace pensare che il film avrebbe potuto essere realizzato anche prima del #MeToo. Cosa ne pensi, Carey?

CM: È difficile giudicare, perché molti progetti [guidati da donne] non vengono realizzati. Quindi, in questo senso, forse non ci sarebbe stato, perché non è un film di supereroi o cose simili.

EF: Be’, qualcuno ha chiamato Cassie “Barbie vendicativa”.

CM: Ne sono entusiasta! Si dicono un sacco di stupidaggini sessiste, per le ragioni più disparate e inutili. È ancora un momento difficile, non posso fare altro che aspettare, perché non sono una produttrice; io recito e basta, quindi aspetto i copioni. Sono stata fortunata negli ultimi dieci anni, perché almeno una volta l’anno mi arriva sempre qualcosa di imperdibile. Ancora non vedo chissà quale cambiamento, ma non sono la prima persona che chiamano, non sono così famosa come chi ha fatto un film Marvel. Quindi non sempre mi arrivano cose interessanti. Ma mi sembra che adesso ci siano ruoli migliori per le donne e ci sono persone molto proattive, come Emerald, come Phoebe Waller-Bridge, come Margot Robbie. Donne che sono seriamente intenzionate a creare cose nuove ed entusiasmanti.

EF: Questo film è stato realizzato con la casa di produzione di Robbie, LuckyChap, il che rende tutto molto, molto facile. È il loro obiettivo. Naturalmente per ogni progetto che viene realizzato ce ne sono dieci che rimangono sulla carta. Ho ricevuto molti no.

Credete che la visione di questo film vi sarebbe stata utile da ragazzine?
CM
: Vorrei che questo film fosse uscito quando ero adolescente.

EF: Anch’io, oddio, questo film sarebbe stato perfetto per me a quell’età. Ecco perché dovrebbe essere accessibile, divertente, spassoso, avvincente e tutte le cose che spero che sia. La priorità è fare un film che la gente voglia vedere. Se sei una regista o un’attrice, di solito non stai mai semplicemente facendo un film o semplicemente scrivendo un libro. L’atto creativo è ancora sovversivo per una donna. Gran parte della conversazione sul film ha riguardato il contesto piuttosto che il film stesso.
 

Se sei una regista o un’attrice, di solito non stai mai semplicemente facendo un film o semplicemente scrivendo un libro. L’atto creativo è ancora sovversivo per una donna


Ho ancora l’impressione che gli uomini possano parlare attraverso il loro lavoro. Non sono costretti a inquadrare la loro opera in una narrativa di dolore personale; forse è questo. Sono una donna bianca molto privilegiata che è stata incredibilmente fortunata, non posso parlare per la maggior parte delle persone, figuriamoci per tutte le donne.

CM: È una faccenda complessa. Il film è un palcoscenico incredibile, ma le nostre esperienze sono così diverse dalla maggior parte delle persone. E quindi è bene stare attenti a non parlare per gli altri se non te lo chiedono. Il film rappresenta il nostro pensiero su queste cose, ma non dà delle risposte.

Alcune critiche donne hanno attaccato il modo in cui il film tratta temi molto delicati. È un film che divide? Se sì, perché?
EF
: La risposta del pubblico è stata davvero commovente e positiva. Ma se fai un film su un argomento come questo, comprensibilmente, non potrai mai includere l’esperienza personale di ognuno. Per alcune persone può essere troppo doloroso da guardare, lo capisco perfettamente e rispetto le persone che hanno difficoltà ad apprezzarlo. Hanno delle motivazioni molto giuste, spesso personali, per sentirsi in questo modo, è normale che sia così.
Il film rappresenta l’esperienza di una singola donna. Non si può sperare di fare un film su un argomento del genere che sia apprezzato da tutti. La verità è che se tutti lo apprezzassero, probabilmente rinuncerebbe a mettere in discussione molte questioni fondamentali. È davvero difficile raccontare storie di donne, tutti si aspettano qualcosa che sia catartico e che dia loro forza. Ma nel mondo in cui viviamo certe cose sono così impossibili e crudeli e difficili e complicate che non può essere sempre tutto così.

Le recensioni sono state per lo più positive, ma tu hai sollevato delle preoccupazioni, Carey, riguardo al linguaggio usato per descrivere il tuo aspetto nella recensione di Dennis Harvey per Variety.
CM:
Sento di aver commentato a sufficienza l’episodio. I dettagli hanno fatto notizia, ma la mia intenzione era di parlare molto più in generale del modo in cui le donne sono giudicate nei media. Poi si è trasformato in un discorso su quel particolare giornalista, cosa che in realtà non è. È un discorso molto più ampio.

Ha letto la risposta di Harvey [in cui diceva che le sue intenzioni erano state fraintese]?
CM:
Sì, l’ho letta. Ma non si tratta di lui e non si tratta di me. Mi interessava fare una riflessione su come parliamo di queste cose, sul modo in cui si parla di noi donne e su quale messaggio si trasmette. E, nel contesto di questo film, non riuscivo a vedere come l’aspetto fisico fosse particolarmente rilevante per la storia. Ma non sono online, non sono attiva sui social. Non posso, la vita è troppo breve.

Torniamo alle origini. Vi eravate già incontrate prima di girare il film?
CM
: Quando ho letto il copione per la prima volta, pensavo di aver incontrato Emerald solo una volta, ma circa tre settimane dopo l’inizio delle riprese abbiamo scoperto che ci eravamo incontrate quando avevamo entrambe circa 19 anni in un episodio di Trial and Retribution: I peccati del padre.

EF: Carey veniva uccisa…

CM: Ero la figlia di Greg Wise e Michael Fassbender interpretava il detective, il che era molto esaltante.

EF: Io facevo, come sempre, la parte dell’“amica stronza”.

CM: C’è una scena in cui io e Emerald litighiamo, ed Emerald mi colpisce al petto facendomi volare per il locale, e nessuna di noi due se la ricordava.

EF: A quell’età è normale essere costantemente in ansia. Sono ancora in ansia quando recito, ma all’epoca era un terrore puro, mi sentivo come bloccata al centro di un uragano o qualcosa di simile. Fino a poco tempo fa, ancora oggi a volte, riuscivo a malapena a superare il mio terrore.

Come ci si prepara per un ruolo come questo?
CM
: Quando ho letto la sceneggiatura di Una donna promettente, mi sono sentita come dopo aver visto Parasite, ovvero del tutto spiazzata. Mi sono chiesta: “Oddio, cos’ho appena visto?”, ma in senso buono. Ho anche pensato – ed è una sensazione che ricerco sempre – che sarei stata distrutta se qualcun altro avesse ottenuto il ruolo al posto mio. Dovevo farlo, ma allo stesso tempo non sapevo come.
 

Quando ho letto la sceneggiatura di Una donna promettente, mi sono sentita come dopo aver visto Parasite


Per un po’ ho interpretato esclusivamente il ruolo di mamma. Avevo un figlio adolescente in Wildlife e poi avevo dei figli in Mudbound. Ho anche recitato un monologo di Dennis Kelly [Girls and Boys, al Royal Court di Londra e a Broadway], in cui avevo due figli. E poi, improvvisamente, ho pensato: “Posso ancora sembrare una donna senza figli?”. Non che avessi fatto delle grandi riflessioni al riguardo, ma pensai: “Ok, tornerò in quella fascia d’età”. C’erano un sacco di cose che mi facevano dire: “Non ho idea di come farlo”.

EF: Sono molto superficiale, quindi per lo più mandavo a Carey la foto di una particolare manicure. Abbiamo anche parlato molto della rabbia. Secondo me ci sono cose su cui noi donne non ci soffermiamo, perché tendiamo a metterle da parte, come la rabbia appunto.

CM: Se mi guardo indietro, gran parte della ricerca super approfondita che ho fatto per prepararmi a certi ruoli quando ero più giovane era motivata dal mio senso di inadeguatezza  Non mi sentivo abbastanza qualificata perché non ero stata presa all’accademia d’arte drammatica. Ho iniziato a 18 anni e in un certo senso non sapevo cosa stavo facendo.
Ci sono alcune cose che può essere necessario imparare per un ruolo, come una lingua straniera o andare a cavallo. A parte cose del genere, sono sempre più convinta che tutto ciò che serve è il pensiero. La modalità di lavoro che preferisco è avere lunghe conversazioni con il regista. Quando la relazione tra noi due è solida, posso parlare per ore e c’è sintonia, e riesco a fare lo stesso con gli altri attori, allora sento di aver raggiunto un alto livello di umanità.
In Una donna promettente non interpreto una persona reale. Quindi, più che ricerca, c’è stata molta invenzione. Il tutto parte dall’amore, da un’amicizia incredibile ed esplora quello che Cassie fa una volta che questa amicizia non c’è più.

EF: Cassie vuole perdonare. Ha bisogno che qualcuno confessi  e chieda scusa. La base di tutte le religioni è che il perdono venga concesso a chi confessa ed espia le proprie colpe, ma tante persone vogliono essere perdonate senza confessione o espiazione.

Da femministe, avete sentito una certa responsabilità nel fare il film?
CM
: Non ho mai dovuto sperimentare in prima persona quello che ha subito Cassie, e volevo assicurarmi che la sua storia sembrasse credibile, in modo che non facesse storcere il naso a chi quel dolore l’aveva subito davvero. È l’ultima cosa che vuoi quando fai questo lavoro, ed è il motivo per cui non ho voluto parlare con nessuno che avesse vissuto cose simili a quelle raccontate nel film. Non chiederei mai a qualcuno di rivivere qualcosa di terribile per la buona riuscita di un film. Ci sono degli elementi portati agli estremi in Una donna promettente, ma la verità è che situazioni del genere sono molto comuni e quello che succede nel film è una triste realtà. È importante essere chiari su questo punto.

EF: Penso che sia importante, e ultimamente succede più spesso, che le donne creino cose. Se ne abbiamo l’opportunità, dobbiamo farlo. Ho sentito la responsabilità di fare un revenge movie che fosse onesto su come sia davvero la vendetta per le donne, su come sia la violenza e su come il mondo sia spesso insensato. L’unico lieto fine possibile forse è questo: la prossima volta che qualcuno vede una ragazza ubriaca in un locale, potrebbe pensarci due volte prima di agire. 

Come è stato l’ultimo anno per voi?
EF
: Ho passato il lockdown a scrivere, il che mi ha mantenuto sana di mente. Ho accettato tantissimi impegni all’inizio della pandemia perché temevo che non avrei più lavorato, e ora sono schiacciata sotto la mole di lavoro.

CM: Non ho lavorato molto. Ho fatto qualche audiolibro solo per recitare un po’. Un libro di Matt Haig chiamato The Midnight Library e un libro per bambini intitolato The Worst Warlock, che è davvero divertente, con troll e maghi. E anche il racconto di EM Forster La macchina si ferma, pubblicato nel 1909, che parla di una società apocalittica dove tutti vivono nella propria bolla, nessuno ha contatti umani e tutti comunicano attraverso una sorta di iPad. È semplicemente folle.

EF: Prima della pandemia, avevo sottovalutato quanto fosse importante guardare le cose insieme agli altri. Mai come in questo momento ho avuto voglia di andare al cinema o a teatro. Sono molto inglese e riservata, e trovo qualsiasi dimostrazione di affetto abbastanza fastidiosa, ma non ho mai desiderato di più essere fisicamente in una stanza con altre persone. Voglio solo leccare la faccia a tutti.
 

Prima della pandemia, avevo sottovalutato quanto fosse importante guardare le cose insieme agli altri. Non ho mai desiderato di più essere fisicamente in una stanza con altre persone


Fare film è una questione di fiducia. Al momento, tutti girano con le mascherine, a nessuno è permesso mangiare insieme o incontrarsi fuori dal lavoro. Non posso immaginare quanto sia triste, perché tutti i nostri mestieri hanno bisogno di leggerezza e di socialità.

CM: Dovremo attenerci a tutti i protocolli per molto tempo, anche dopo che la gente sarà stata vaccinata. Sono sicura che molte piccole pellicole indipendenti non saranno in grado di sostenere questi costi aggiuntivi, il che potrebbe limitare molte produzioni in corso.
È stata davvero dura anche per alcuni colleghi che lavorano a teatro dietro le quinte. Spero che il pubblico torni di corsa quando saremo in sicurezza. Non andavo molto a teatro prima, ma ora ne ho una voglia matta. Stavo guardando Britain’s Got Talent in ottobre, quando trasmettevano un medley di numeri di musical eseguiti da membri di compagnie teatrali dopo sette mesi di chiusura, mi veniva da piangere.

 

 

 

Amy Fleming è una giornalista inglese, scrive per Guardian, Financial Times, BBC Science Focus, Newskweek. Questo articolo è stato pubblicato sul Guardian il 19/03/2021 ► ‘It’s wild!’ Carey Mulligan and Emerald Fennell on making Oscars history | Traduzione di Serena Mannucci


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