In quarantena, mi trasformo

Il corpo di una donna in isolamento tra sensualità e trasformazione

Il giorno prima di entrare in quarantena, festeggio il mio compleanno. Per la prima volta nella mia vita da adulta sono senza marito: solo un mese fa, con 250 dollari per la pratica online ho divorziato da un uomo meraviglioso, con cui ho condiviso undici anni discreti. Il giorno in cui ho varcato la soglia dei trentacinque anni, la mia più grande preoccupazione era quella di ingrassare durante il lockdown. Mi sono quindi ripromessa di non perdere i miei “zigomi da divorzio”. 
In quarantena, scopro un nuovo tipo di solitudine. Da sposata, mi sentivo sempre sola, ma non ero mai da sola. Da divorziata, ero tecnicamente sola, ma non mi sentivo mai sola: tenevo sempre a portata di mano uomini avvenenti, con cui avevo relazioni romantiche e platoniche. In quarantena, sono sola e mi sento sola, evito le tecnologie che potrebbero farmelo dimenticare.
 

Da sposata, mi sentivo sempre sola, ma non ero mai da sola. Da divorziata, ero tecnicamente sola, ma non mi sentivo mai sola. In quarantena, sono sola e mi sento sola


In quarantena, sono in trappola ma sono selvaggia. Arrostisco pollo coperto di salsa ranch e lo mangio con le mani sopra i fornelli, accompagnandolo con del costoso vino d’annata. Le dita unte macchiano il vetro verde mentre bevo direttamente dalla bottiglia. In quarantena, una folata di vento sul mio collo è pornografia: una doccia calda, lasciva, il caos della mia immaginazione, carnale. Un musicista problematico con cui sono stata all’inizio della mia separazione mi ha detto che le ragazze ebree hanno una forte carica erotica da sempre sottovalutata. Allora quel commento mi ha fatto sentire in trappola, ma in quarantena mi rende più forte. In quarantena, voglio toccare ed essere toccata.

In quarantena, il mio corpo è la mia compagna e anche se l’ho sempre considerata insolente comincio ad apprezzare questa lussuriosa ragazzaccia. Dove una volta era tonda e si prendeva troppo spazio senza offrire abbastanza sostanza, ora è come un dipinto di Rubens, stoicamente morbida di fronte alla fine del mondo. Ballo con lei, la nutro, le do spazio per respirare. In quarantena, è nivea, agile e forte, e se la storia insegna, quando tutto questo finirà, il resto del mondo la desidererà quanto me.

 

In quarantena, il mio corpo è la mia compagna e anche se l’ho sempre considerata insolente comincio ad apprezzarla


In quarantena, mi permetto di guardarmi allo specchio e di vedere la Mia Faccia, senza trucco e piena di preoccupazioni, ma protetta dall’inquinamento, dalle sigarette imprudenti e dalle notti in bianco passate a ballare. Con mia sorpresa, ma non mortificazione, la Mia Faccia ha ufficialmente raggiunto la mezza età: gli zigomi sporgono dalle guance incavate; le labbra, che quando sono a riposo, sembrano sempre avere il broncio, cominciano a mostrare lentamente gli eccessi dei miei vent’anni; gli occhi, neri e riflessivi con ciglia lunghe all’inverosimile, sono ora accompagnati da borse più scure, pesanti e segnate dalle preoccupazioni. La mia vita benevola ma piena di ansie splende sulla Mia Faccia. Oggi trovo che la Mia Faccia sia ammaliante. È a lei che penso quando permetto agli uomini di considerarmi abbastanza bella solo per un messaggio dopo la mezzanotte.

In quarantena, mi trasformo.
In quarantena, mi accetto.
Nella quiete della quarantena, seduco il mondo intero.

 

 

Lyndsey C. Fox è un'autrice statunitense. Questo articolo è stato pubblicato su Hobart Pulp il 07/06/2020 ► In isolation, I am morphing  | Traduzione di Valentina Pesci


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