La fine di un'epoca in Germania | Eureka

Dopo le recenti sconfitte elettorali regionali, Angela Merkel ha deciso di non ricandidarsi

«L'episodio della scarpa made in Italy è grottesco. All'inizio si sorride e si banalizza poiché è ridicolo, poi ci si abitua ad una sorda violenza simbolica e un giorno ci si risveglia con il fascismo». Pierre Moscovici, Commissario Europeo agli affari economici e monetari, critica in un tweet il gesto dell'eurodeputato della Lega Angelo Ciocca poggia una scarpa sui documenti di risposta della Commissione alla Manovra di bilancio italiana.

 

È il 30 di ottobre e qui a Monaco sembra tutto normale. Le auto sfilano lente sui ponti della circonvallazione, i tram portano gli impiegati in ufficio e i giovani alle università. Anche oggi si parla poco sui mezzi pubblici. Eppure la Germania si ritrova profondamente cambiata in questa mattina d’autunno. Il giorno prima la cancelliera Angela Merkel si è dimessa dalla presidenza del suo partito, l’unione cristiano-democratica (CDU), ed ha annunciato il proprio ritiro dalla scena politica nel 2021, alla fine del mandato di governo.
Il giornalista di ZDF Frederic Huwendiek sciorina un po’ di fatti su Twitter. Nel 2000, anno in cui la Merkel si era presa la guida della CDU: Schumacher vinceva il suo primo titolo in Ferrari, la Nokia era il principale produttore mondiale di telefoni cellulari ed un tredicenne Sebastian Kurz, attuale cancelliere austriaco, stava probabilmente lottando con i primi brufoli. Nel 2005 la fisica cresciuta nella DDR vinceva le elezioni contro la SPD di Schröder e forma la prima Große Koalition merkeliana. Seguiranno altri tre mandati.

Votare Merkel diventa sempre più sinonimo di stabilità per l’elettorato tedesco. Nasce il mito della Mutti, la Mamma della nazione. Una mamma che ispira fiducia e sicurezza a chi la vota, soprattutto durante gli anni della crisi economica. Divora tutti quelli che governano insieme a lei, spesso adottandone le posizioni e rendendoli così superflui nel discorso politico. Prima tocca ai liberali della FDP, poi alla SPD, che ancora oggi continua ad inanellare record negativi.
Di punti critici nella politica dei governi Merkel ce ne sarebbero stati diversi: un tasso di povertà troppo elevato per un paese così ricco (nel 2017 erano 15,5 milioni le persone minacciate dalla povertà, circa un quinto della popolazione), delle debolezze strutturali eclatanti (solo il 60% delle ferrovie di Stato tedesche è elettrificato) e un divario tra est ed ovest che non si è ridotto abbastanza. Tutto ciò è stato sacrificato in nome di schwarze Null, lo zero nero della parità di bilancio alla fine del mandato di governo.
 

Tutto ciò è stato sacrificato in nome della schwarze Null, lo zero nero della parità di bilancio alla fine del mandato di governo.


Nonostante questo, sembrava che l’idillio tra la Merkel e la maggioranza dei tedeschi non potesse finire mai. Anche perché l’economia cresceva e cresce tutt’ora. Invece, negli anni, qualcosa si è rotto. Il culmine durante la “crisi migratoria” del 2015, con la decisione della cancelliera di aprire le frontiere ai richiedenti asilo provenienti dalla Siria. Una decisione coraggiosa, quasi di sinistra e per questo impopolare tra gli elettori di centrodestra. Poi le molestie di massa a Colonia a Capodanno 2016 da parte di immigrati e i tempi che cambiano, con il trumpismo, le fake news e la rinascita dell’estrema destra. Anche la Germania si riscopre un paese insicuro, in parte razzista e socialmente diviso. La Alternative für Deutschland, partito populista di estrema destra, entra nei parlamenti dei Länder al grido di “Merkel raus!”. Nel frattempo, i sondaggi della CDU scendono vertiginosamente.
L’ennesima Große Koalition messa in piedi a marzo 2018 dopo settimane di trattative in nome della stabilità viene bocciata dagli elettori. Le recenti elezioni in Baviera ed Assia si trasformano in un voto contro il governo di Berlino, con gli ormai ex partiti popolari CDU (CSU in Baviera) e SPD che prendono in media più del 10% in meno rispetto alla tornata precedente. Da qui la decisione della cancelliera di dimettersi.

Ma che Germania è quella del dopo Merkel, nata in questo autunno 2018? Se i perdenti in Baviera ed Assia sono stati i partiti tradizionali, sono i Verdi e la AfD ad esserne usciti vincitori. Alcuni analisti vedono in queste nuove due anime il futuro della politica non solo tedesca. Da un lato l’idea di società aperta, ecologista e fortemente europeista dei verdi; dall’altro la xenofobia, l’antieuropeismo e l’ordoliberismo economico (in confronto ad alcune proposte della AfD, la flat tax sembra un’idea socialista) della nuova destra identitaria tedesca.
Lentamente la Germania si sta abituando alla presenza un partito di estrema destra all’interno del Bundestag. Con le elezioni in Assia, la AfD è ora rappresentata in tutti i parlamenti regionali. Nonostante una base altoborghese, il partito di Alice Weidel ed Alexander Gauland è riuscito ad inscenarsi come “partito del popolo”, sulla falsariga degli altri partiti populisti di destra europei, soprattutto nella ex DDR. In Baviera (10,2%) ed Assia (13,1%), entrambi Länder occidentali, la AfD ha conquistato principalmente ex elettori di CDU/CSU delusi dall’approccio soft della Merkel sull’immigrazione. Il successo della AfD poggia proprio su questo: riuscire a piazzare argomenti congeniali al partito al centro dell’ordine del giorno. Durante la campagna elettorale bavarese si è parlato soprattutto di migranti, nonostante le cifre siano irrisorie ormai da quasi due anni.
 

Lentamente la Germania si sta abituando alla presenza un partito di estrema destra all’interno del Bundestag


E i verdi? Non sono un partito nuovo, ma, grande vantaggio, non hanno mai fatto parte di un governo Merkel. Alle regionali sono stati capaci di raggiungere il 19,8% in Assia ed il 17,6% nell’ultraconservatrice Baviera. Sono loro il partito votato dai delusi della SPD, ma anche da chi teme lo spostamento a destra del centro cristiano-sociale. Questo pluralismo si rispecchia nelle diverse correnti interne al partito. Per ora la spaccata su più fronti riesce, anche perché la AfD offre agli elettori di centrosinistra un buon motivo per compattarsi. In Assia Die Grünen dovrebbero riformare la coalizione con la CDU, seppur per pochi voti. Inizialmente sembrava inevitabile una fragilissima coalizione a tre con la FDP. Proprio questo potrebbe essere il futuro della Germania post-Merkel, con diversi partiti su percentuali simili e coalizioni sempre più complesse. Addio stabilità?

Francesco Collini

 


CALENDARIO In Europa, a ottobre
3 ottobre ► Durante la conferenza annuale dei Conservatori, Theresa May ha annunciato di ridurre le misure di austerità, a partire dai fondi per la costruzione di alloggi popolari nel tentativo di rispondere all'emergenza abitativa in alcune aree dell'Inghilterra.
3 ottobre ► Il primo ministro della Romania,
Viorica Dăncilă, ha risposto alle domande dei parlamentari europei riguardo alla riforma del codice penale nel proprio Paese, sospetta di avere connotati illiberali.
17 ottobre ► Secondo indiscrezioni solo in parte ridimensionate, i governi francese e tedesco starebbero preparandosi per affrontare gli aspetti legali di uno scenario senza accordo per l'uscita del Regno Unito dall'UE.
29 ottobre ► I ministri dei trasporti europei sembrano intenzionati a far slittare al 2021 la proposta di abolire il cambio dell'ora, in ragione di possibili disagi nel settore dei trasporti.


SPUNTI per l'Europa
Il Foglio L'Europa presenta all'Italia il (suo) piano B
Carnegie Europe Could an illiberal Europe work?
Politico Mark Rutte: North's quiet rebel


Commenta