Il Sogno cinese del Principe rosso

Xi Jinping e la sfida per la prosperità

Il neoeletto Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping ha concluso il 27 marzo con il vertice Brics il suo primo viaggio ufficiale. Definito “Principino” dalla stampa internazionale, Xi, dopo aver chiuso i lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo che lo ha eletto, prende in mano le relazioni cinesi e rilancia la sua visione politica, quel “Sogno cinese” che il Governo non disdegnerebbe inoculato nella coscienza politica dei suoi cittadini.
Ma chi è questo sognatore a capo della superpotenza economica e umana cinese che, insieme alla rinnovata oligarchia al vertice del Paese, deciderà i prossimi passi del gigante asiatico?

Xi Jinping (60 anni) è senza dubbio l'astro nascente del socialismo “con caratteristiche cinesi”. Figlio d'arte decaduto, ha dovuto lavorare duro per scalare la gerarchia: il padre, negli anni '70 capo del dipartimento di propaganda del PCC, fu marginalizzato durante la rivoluzione culturale e poi definitivamente incarcerato e caduto in disgrazia. Il brillante Xi tuttavia, spedito con la famiglia nelle campagne dello Shanxi, riuscirà a studiare ingegneria chimica a Pechino per poi iniziare la sua personale scalata al potere: iscritto al partito nel 1974, amministra efficientemente scuole e sedi provinciali del PCC negli anni '80, per poi  essere eletto membro del Comitato Centrale e Segretario del Partito a Shangai nel 2002, ed entrare nel Politburo, il massimo organo politico del Paese, nel 2007. Lo scorso novembre è iniziato il definitivo processo di consacrazione che ha portato Xi Jinping a ricoprire le cariche di Segretario Generale del PCC e Presidente della Commissione Militare Centrale del PCC. La recente ed annunciata nomina a Presidente della Repubblica lo ha consacrato come vero e proprio leader supremo, una definizione mediatica tipica dei regimi ma indubbiamente incisiva: ricoprendo le tre principali cariche del Paese, Xi segue il solco di una tradizione “dittatoriale” del potere, che passando per Deng Xiaoping, origina in Mao Zedong stesso.

Bisognerà vedere come il neo-leader eserciterà il suo potere, come, questo prodotto doc della “nobiltà” socialista dal sangue rosso-blu, interpreterà il ruolo della Cina nello scacchiere e negli equilibri mondiali, politici, culturali e soprattutto economici. Nonostante l'apparente  personalismo della carica, Xi Jinping è stato accuratamente scelto e selezionato negli anni per dare piena espressione ad una spessa fetta della dirigenza dei quadri del partito, la sua ascesa al potere è stata infatti graduale e centellinata. Non dimentichiamo che Xi è affiancato nel Politburo da esponenti della nuova e vecchia generazione, un  mix che assicura la continuità e rassicura su cambi di rotta radicali, specie nel dibattito tra progressisti e conservatori. E il neo-leader supremo non sembra proprio intenzionato a sconvolgere le linee lunghe dello sviluppo del Paese (come l'impostazione export-oriented),  né la politica monetaria (come il tasso di cambio artificialmente svalutato). D'altronde non si può certo ripudiare tout court la ricetta politica che ha portato alla crescita esponenziale della ricchezza del Paese, soprattutto lungo gli anni '90.

Xi Jinping a novembre ha annunciato il suo cambiamento, la sua idea della prossima Cina. Con l'aplomb e il carisma che ci aspetteremmo da un aristocratico europeo d'altri tempi, non ha battuto ciglio nel delineare, a quel quinto di umanità che si accinge a governare, a cosa si ispirerà il suo agire politico. E forse conscio di sfidare più o meno apertamente la leadership dell'altro gigante globale, ormai in decadimento, con un certo slancio retorico ha ripreso l'idea di realizzare il “Sogno cinese”: prosperità per il suo popolo nel socialismo e sviluppo pacifico per la Cina e per il mondo. Se la Cina punta veramente a soppiantare lo Zio Sam installandosi come nuovo egemone nel sistema internazionale, non poteva fare scelta migliore che appropriarsi dell'ideale propagandistico, quell'American dream che tanto ha fatto per l'attrattiva culturale degli Stati Uniti nel XX secolo.

Le sfide che la Cina si appresta ad affrontare per realizzare questo ideale di prosperità per il popolo e di leadership militare ed economica per il paese (il vero sogno di Xi), sono molteplici sia sul profilo delle riforme interne che nei rapporti internazionali. Per quello che riguarda il profilo interno, Xi ha preannunciato riforme amministrative e sociali, l'obiettivo è contrastare le opulente e potenti lobby che sono radicate nei vari settori economici statalizzati e che premono per mantenere le società a partecipazione statale ad alta liquidità. Un sistema che ha portato all'arricchimento vertiginoso di nicchie di popolazione  e che alimenta la corruzione a tutti i livelli. Il neopresidente ha già dichiarato come il Sogno si realizzi anche con la lotta senza quartiere alla corruzione e tramite la semplificazione amministrativa, specie delle strutture dei Ministeri. Xi Jinping stesso sta propagandando anche sui social network cinesi (una prima volta per i leader cinesi) un'immagine di sé di umile lavoratore, sobrio e attento ai bisogni dei più poveri. Una lezione appresa dallo scandalo del New York Times sul patrimonio segreto dell'ex Presidente Hu Jintao: prospettare la prosperità per le fasce deboli della popolazione passa anche dalla giusta comunicazione pubblica. Per realizzare il Sogno di una equa prosperità molti osservatori insistono anche su come sia necessario per la Cina riequilibrare l'economia verso i consumi, alimentando la nascente (ed artificiale) classe media. Senza dimenticare come allo stesso tempo sia sempre più pressante la richiesta per interventi di welfare e soprattutto di tutela ambientale, una vera emergenza per le città principali e i siti industriali. Non sarà invece una grande sfida mantenere un tasso annuo di crescita del 7,5%. La vera sfida per la realizzazione del Sogno è riuscire in una crescita equilibrata, equa ed eco-sostenibile che riduca lo spazio per il malcontento e la protesta, espressione di quella coscienza politica che lotta per emergere e che pressa per spiragli di apertura democratica.

In politica estera Xi Jinping dovrà confrontarsi principalmente con gli USA. La competizione per l'egemonia militare con gli Stati Uniti passa anche dal grado di controllo che la Cina riuscirà ad esercitare nei suoi mari e nelle rivendicazioni territoriali nella regione (Mar Meridionale Cinese, Taiwan e isole Senkaku in primis) la cui importanza è stata ribadite con forza da Xi. Questi elementi possono essere una cartina di tornasole importante per capire se e quando la Cina potrà sorpassare militarmente, sia in tecnologia che in influenza, gli Stati Uniti. Se l'attuale contenimento statunitense in Asia, cederà su questi aspetti, sarà probabilmente un segnale dell'imminente sorpasso che potrebbe voler dire, nel lungo periodo, un assetto mondiale totalmente differente. Si possono immaginare ad esempio, gli effetti di una sostituzione tra l'influenza globale statunitense e quella cinese nei profili della difesa e della sicurezza collettiva. Tuttavia, nonostante le spese cinesi per la difesa crescano cospicuamente, la prospettiva di un tale aggancio è molto lontana. Allo stesso tempo bisogna anche sottolineare come da parte cinese si stia elaborando il concetto di “nuove relazioni stabili di lungo periodo con i principali partner mondiali”, ossia un'apertura al dialogo e alla partnership nell'ottica di evitare conflitti diretti tra le potenze. Un approccio confortante, visto il rompicapo dell'interdipendenza sino-americana, non trascurabile quel piccolo trilione di dollari di debito USA detenuto dalla Banca Popolare Cinese.
Inoltre il fatto che la prima visita ufficiale che compie Xi, faccia in primis tappa a Mosca e poi prosegua in Africa per visitare Paesi partner (o anche neocolonizzati, se vogliamo pensare “male” all'intensità della presenza cinese) come la Tanzania, per poi concludersi in Sud Africa per la riunione del gruppo BRICKS(A), dimostra chiaramente quali siano le priorità della politica estera cinese. Il dialogo con europei e americani non sembra proprio in cima alla lista.

Delle altre sfide in politica estera è difficile prevedere quali possano essere gli orientamenti della nuova classe dirigente cinese. Improbabile che cambi la linea dura verso la provincia tibetana. Nei rapporti regionali sarà interessante vedere ad esempio, quanto peso avranno azioni dimostrative come lo schieramento delle truppe al confine caldo con la Birmania reduce della svolta democratica, o l'evoluzione delle relazioni con la Corea del Nord, dove la Cina è l'unica nazione che non ha adottato le sanzioni relative ai test missilistici coreani. Da tenere in considerazione anche come i cambiamenti sui profili interni, ad esempio un rafforzato settore privato, possano influenzare i rapporti economici e in particolare la bilancia commerciale del Paese.

Queste sono alcune ipotesi sui prossimi passi del gigante asiatico, seguendo le direttive oniriche della nuova dirigenza. Ma in definitiva, cos'ha di nuovo e di innovativo il Sogno che tutti i cinesi dovrebbero condividere nell'intimità del riposo? Un agricoltore dello Shanxi e un broker di Shangai, dividono nel sonno la stessa ambizione di una grande Cina egemone? Non è che invece il soldato che ascolta perplesso l'esortazione a essere pronto a “vittoriosi combattimenti” e lo studente che lotta per un accesso libero ad internet, in realtà sognano entrambi cose diverse e diverse dal regime?
Da lontano non resta che aspettare i passi che porteranno la Cina verso i suoi obiettivi di politica estera e interna, mascherati propagandisticamente, e in effetti con poca originalità, da un “Sogno” che si vorrebbe come uniforme ispirazione di quell'universo sociale che è il Paese più popoloso del globo. Dalla prospettiva della tradizione occidentale, l'auspicio è invece che prima o poi, il popolo cinese si svegli dal torpore della “dittatura” socialista per vivere finalmente a pieno i frutti della prosperità per cui ha tanto a lungo lavorato.


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