Il populismo non esiste | Eureka

L'ennesima sconfitta della sinistra getta nello scompiglio l'Europa

«La tecnologia è il nostro futuro, non il nostro destino. Il destino sono i nostri valori, e come li sappiamo applicare nella nostra vita di ogni giorno». Il Commissario alla concorrenza, Margrethe Vestager, parlando ad un evento di come la tecnologia rappresenti un'opportunità per l'Unione Europea.

Avete presente cos’è la “Schadenfreude”? È il termine tedesco, intraducibile, con il quale si esprime la gioia provocata dal dolore altrui. È la risata che ti scappa quando un tuo amico cade, quel briciolo di felicità che proviene dal veder qualcuno fallire, che ci solleva per un istante dalla nostra fallibilità, e ci ricorda che nessuno a questo mondo è effettivamente certo di niente, perfetto a niente, consapevole di niente. In questo momento di grande marasma politico ci è rimasto un piccolo piacere perverso: l’inconfessabile Schadenfreude che ci fa compiacere nell’osservare le macerie del centrosinistra. Vedere la boria di vecchi e nuovi leader spegnersi di fronte ad un grave fallimento è quasi liberatorio: non ci hanno capito assolutamente niente. Nuovi strateghi e vecchie volpi, commentatori da salotti televisivi e giornalisti vanitosi si sono trovati a dover cestinare tutte le categorie con cui avevano sornionamente etichettato il nuovo contesto politico, dall’alto della loro presunzione e distacco dal “Paese reale”.

Il problema è che la Schadenfreude è un sorriso, sì, ma amaro. È un sorriso che una volta che si è spento lascia spazio al rimorso, al senso di colpa. Ed allora non puoi far altro che avvicinarti al tuo amico ancora dolorante per terra, consolarlo ed aiutarlo a rialzarsi. I nostri sono inciampati su un assunto all’apparenza innocuo: che la politica contemporanea sarebbe profondamente diversa dal passato, che sarebbe figlia della “morte delle ideologie”, o della “politica post-ideologica”. Che sarebbe una politica senza prospettive, senza identità, senza un coerente sistema di pensiero. Invece nessuno ha un’idea più chiara di come giri il mondo di un elettore grillino o di un leghista. Infatti, non si vota per le politiche o per le idee. Il consenso non si è mai (mai!) aggregato sulle politiche concrete da realizzare, ma sempre su due elementi: una chiara visione del mondo ideale che si vorrebbe raggiungere, ed una altrettanto chiara visione delle ragioni per cui non lo si riesca a raggiungere, e di chi ne siano i colpevoli. Una ricompensa da ottenere e dei nemici da sconfiggere, come nella più vecchia delle leggende.
 

Il consenso non si è mai aggregato sulle politiche concrete da realizzare, ma sempre su due elementi: una chiara visione del mondo ideale che si vorrebbe raggiungere, ed una altrettanto chiara visione delle ragioni per cui non lo si riesca a raggiungere


Il mondo ideale dei 5 Stelle esiste eccome. È il mondo sognante raccontato dai monologhi infervorati di Grillo: un mondo di libertà radicale e tutele assolute. Un mondo in cui il progresso e la tecnologia diffondano benessere, proteggendo l’ambiente, permettendo la democrazia diretta e liberando dal giogo del lavoro. È una visione vertiginosa, idilliaca e tanto affascinante quanto poco credibile. Ed esiste anche il colpevole che rema contro questo futuro: i responsabili sono i “poteri forti”, le lobby finanziarie, i partiti corrotti, i vincoli europei. Anche il mondo ideale della Lega esiste. È un mondo di tradizione, potere ed orgoglio, collettivo ed individuale. È un mondo che promette vittorie: la vittoria dei piccoli imprenditori italiani, ottenuta grazie al loro ingegno ed alla qualità dei loro prodotti; la vittoria della cristianità sull’Islam, e degli italiani sugli stranieri. È un mondo in cui essere orgogliosi di essere italiani, di essersi guadagnati il pane col proprio lavoro ed in cui sentirsi in pieno controllo di sé e del proprio contesto. Un mondo in cui non avere paura che un ladro entri in casa, ed in cui non aver paura delle tasse e dello Stato. Nemici sono in primo luogo gli immigrati che portano via il lavoro, la sicurezza e l’identità nazionale, poi tutti i vincoli esterni che minano l’autonomia e il controllo italiano: l’Unione Europea, ma anche la NATO.

Ma qual è il mondo ideale del PD? Quali sono i suoi nemici? Nessun elettore, e probabilmente neppure nessun dirigente, sa più rispondere a queste domande con convinzione. Nella precedente età politica, che ormai sembra conclusa un secolo fa, la risposta sarebbe stata semplice. Il mondo ideale della sinistra è un mondo fatto di uguaglianza e dignità. Quando si trattava di puntare il dito contro chi impedisse di realizzare questo futuro, c’erano ben pochi dubbi: la colpa era delle disuguaglianze, dell’oppressione delle classi dominanti sulle classi operaie, della dittatura del capitale. Oggi qualsiasi tentativo di identificare un nemico di tale ordinamento è stato neutralizzato da ormai due decenni. Ma la terza via di Tony Blair è un’ideologia zoppa, che ha un nemico fumoso: la generica complessità della società e delle forze economiche, la difficoltà intrinseca del governare, i vincoli di bilancio. Dove la sinistra è riuscita a risorgere, con Corbyn nel Regno Unito e Sanders negli Stati Uniti, lo ha fatto perché si è apertamente schierata contro le élite, contro la finanza e contro le multinazionali. Solo che in Italia il Movimento 5 Stelle è stato lesto a scegliersi proprio questi come nemici, lasciando la sinistra a bocca asciutta.
 

Ma la terza via di Tony Blair è un’ideologia zoppa, che ha un nemico fumoso


Eppure, Renzi in un primo tempo ha guadagnato consenso. In realtà, Renzi ha usato esattamente questa stessa strategia. Ha imputato la colpa alla vecchia sinistra, con la rottamazione. E così ha facilmente conquistato il PD. Poi ha spostato il suo mirino sui problemi istituzionali del Paese: la lentezza della burocrazia, il bicameralismo perfetto, l’inefficienza della macchina statale. Il problema è che si è scelto dei nemici troppo vicini. E quando il nemico è vicino, o lo sconfiggi, o ne vieni sconfitto: non potrai continuare a puntare il dito all’infinito. Quando il suo piano per riformare le istituzioni è fallito col Referendum, è stato Renzi a restare sconfitto e, senza più nulla contro cui puntare il dito, è stato proprio Renzi a scomparire.
Smettiamo di parlare di “populismo”. Non significa niente: il populismo è un po’ come la notte in cui tutte le vacche sono nere, mentre invece quel consenso si basa sulle stesse dinamiche di sempre, sulle stesse regole di sempre. L’unica anomalia è un centrosinistra senza identità e senza avversari. I nuovi media hanno portato alla necessità di un messaggio più semplice, più estremo, più radicale. Il declino dei corpi intermedi e del voto di appartenenza ha prodotto un’enorme fluidità del voto, che può portare un partito a più che dimezzare i propri voti nell’arco di pochi anni. Senza una visione, e soprattutto senza un avversario contro cui puntare il dito, non si può fare politica. Perché senza questi elementi non si raccoglie il consenso. E senza consenso non c’è politica. E poi non si può più campare di rendita, perché non esistono più elettori che votino sempre per lo stesso simbolo. La pigrizia non è un’opzione, sottovoce non è un’opzione. Ma soprattutto, chi parla di populismo e populisti non ha diritto di parola, perché semplicemente non ha capito niente.

Federico Calciolari

 


CALENDARIO In Europa, ad maggio
4 maggio ► Il progetto della Commissione europea da 700 milioni di Euro che promette di elargire biglietti del treno gratis per i diciottenni europei sarà ora subordinato al rispondere correttamente a un quiz online che intende testare la conoscenza dell'Unione Europea. 
22 maggio Mark Zuckeberg, fondatore di Facebook, è intervenuto al Parlamento europeo, dopo essere già stato in audizione al Congresso americano, per rispondere alle domande dei parlamentari europei, alla luce soprattutto dello scandalo che ha coinvolto la sua azienda e Cambridge Analytica.
23 maggio ► Alcuni dei tech giants si sono riuniti all'Eliseo, dove hanno incontrato il presidente Macron e una serie di nomi dell'economia francese, nell'ottica di una giornata di discussioni circa le applicazioni della tecnologia alla società.
25 maggio ► In uno storico referendum per l'Irlanda, la maggioranza dei votanti (66.4%) si è espressa a favore della rimozione della proibizione dell'aborto, contenuta nella Costituzione; il processo sarà ora graduale, in un Paese estremamente cattolico.


SPUNTI per l'Europa
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